La procura generale di Bologna ha chiesto una condanna a un anno di reclusione per Vasco Errani. La vicenda è sempre quella del caso Terremerse in cui l’ex presidente della regione Emilia-Romagna è accusato di falso ideologico. Dopo un’assoluzione in primo grado nel 2012, nel 2014 la Corte d’Appello aveva condannato il politico a un anno (pena sospesa): una decisione cui erano seguite immediatamente le dimissioni da governatore. Infine il 17 luglio 2015 la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la condanna, rimandando le carte indietro ai giudici per un appello bis. Il procuratore generale Nicola Proto ha chiesto condanne a un anno e due mesi anche per gli altri imputati, i dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, accusati anche di favoreggiamento. Il 21 giugno la sentenza.

La vicenda è nota. Nel 2009 il Giornale pubblicò un articolo in cui si metteva in dubbio la regolarità di un finanziamento regionale del 2006 da un milione di euro, concesso alla cooperativa  Terremerse guidata dal fratello del governatore, Giovanni Errani. All’uscita della notizia il presidente incaricò Terzini e Mazzotti di redigere una relazione, poi letta da Errani in consiglio regionale e inviata alla procura della Repubblica di Bologna. Ma è proprio allora che i pm indagarono il politico perché, secondo l’accusa, in quella relazione sarebbero state attestate, su istigazione dello stesso Vasco Errani, delle informazioni dal “contenuto volutamente omissivo e fuorviante” riguardo le procedure che avevano portato a quel finanziamento. E la relazione – secondo i giudici del primo appello – sarebbe servita per coprire le presunte responsabilità Giovanni Errani e per evitare al governatore una brutta figura politica.

La Suprema corte nell’annullare la sentenza di appello espresse tuttavia molti dubbi sulle motivazioni della condanna del 2014: “Non solo – scrissero i giudici della Cassazione – non è stata acquisita la prova positiva dell’istigazione addebitata a Errani, ma tutte le persone coinvolte a vario titolo”, non solo i coimputati, “hanno escluso di avere ricevuto da Errani esplicite o velate pressioni” per alterare il contenuto della relazione.

Per la vicenda Terremerse ci sono stati anche altri giudizi. Il collaboratore della Regione Aurelio Selva Casadei, dopo una condanna in primo grado, è stato assolto in appello dalle accuse di concorso in truffa e falso. Casadei aveva rinunciato alla prescrizione e aveva deciso di farsi giudicare. Assolte anche le due aziende Cantine dei Colli Romagnoli e Terremerse. Il processo a Giovanni Errani si era invece concluso con l’assoluzione in appello per una parte delle accuse, perché il fatto non sussiste. Per un altra parte delle accuse, risalenti ai fatti del 2006, per Giovanni Errani arrivò il proscioglimento per prescrizione, anche se i giudici di secondo grado parlarono della “sussistenza dei reati di falso e truffa aggravata in relazione all’erogazione del finanziamento”.