Via libera alla stretta sugli assenteisti nel pubblico impiego. Il Consiglio dei ministri del 15 giugno ha approvato in via definitiva il cosiddetto “decreto fannulloni“, che intende inasprire le sanzioni e velocizzare i licenziamenti nei confronti di quanti timbrano il cartellino per poi assentarsi dal posto di lavoro. La norma è stata inserita nel pacchetto della riforma Madia dopo i vari casi di dipendenti pubblici sorpresi in atti illeciti, dal Comune di Sanremo ai più recenti arresti alla Asl di Caserta. Un provvedimento “cattivo ma giusto”, ha spiegato il premier Matteo Renzi in conferenza stampa. Ma la norma, secondo gli addetti ai lavori, rischia di creare una lunga serie di ricorsi, con buone probabilità di vittoria per i dipendenti licenziati. Il cdm ha varato in via definitiva anche due decreti che intendono semplificare la Conferenza dei servizi e il disbrigo delle pratiche per la Scia.

Se colto in flagrante, il lavoratore sarà sospeso in 48 ore – Il decreto riguarda un preciso illecito disciplinare, cioè la falsa attestazione della presenza in servizio. In altre parole, chi timbra il cartellino ma poi non va a lavorare. Se il lavoratore è colto in flagranza o registrato dalle videocamere, entro 48 ore scatta la sospensione dal servizio e dalla retribuzione. Il provvedimento partirà d’ufficio, mentre finora era rimasto facoltativo: l’obbligatorietà era prevista solo per casi più gravi. Al dipendente sarà garantito il diritto alla percezione di un assegno alimentare durante il periodo di sospensione cautelare dal lavoro.

Ma su questo punto, come ha fatto notare l’avvocato del lavoro Gabriele Fava, la sospensione dalla retribuzione “costituisce già una sanzione disciplinare, comminata in questo caso senza dare al lavoratore la possibilità di difendersi, e dunque in violazione del principio del contraddittorio”. Questa norma, segnala il giuslavorista, potrà dare luogo a una lunga serie di ricorsi da parte dei lavoratori sanzionati. Che avranno tutte le carte in regole per vincere le cause.

Il procedimento disciplinare ridotto a 30 giorni – Dopo la sospensione dal servizio, partirà il procedimento disciplinare. Che dovrà durare solo 30 giorni, mentre oggi il termine è di 120 giorni. Durante questo periodo, il lavoratore potrà difendersi secondo quanto stabilito dalla legge e dal contratto. Il dipendente avrà 15 giorni per preparare la difesa, mentre negli altri 15 giorni sara completata l’istruttoria. Se l’illecito sarà confermato, il lavoratore sarà licenziato. Ovviamente, poi, può impugnare il licenziamento e, se il giudice gli dà ragione, ottenere la reintegrazione al posto di lavoro.

Il lavoratore può essere condannato per danno d’immagine – Lamministrazione dovrà fare una denuncia al pubblico ministero in sede penale e una segnalazione alla Corte dei conti. Inoltre, i magistrati contabili potranno condannare il dipendente per danno d’immagine nei confronti dell’amministrazione: in questo caso, il lavoratore dovrà pagare una cifra pari ad almeno sei mesi di stipendio.

Il dirigente che non segnala rischia il licenziamento – A rischiare non sarà solo il lavoratore assenteista, ma anche il dirigente inerte. Il superiore che conosce un illecito e non procede, potrà andare incontro al licenziamento disciplinare. Finora invece rischiava al massimo una sospensione per tre mesi. In questo caso, tuttavia, la procedura non sarà quella accelerata, ma rimarrà con i tempi previsti dalla precedente normativa.

Previsto un modulo unico per la Scia – Oltre al decreto fannulloni, il Consiglio dei ministri ha approvato anche una norma che mette a punto di modelli standard e sportelli unici per la segnalazione di inizio attività (Scia), richiesta per aprire un’impresa o per le ristrutturazioni. Ogni amministrazione dovrà caricare sul suo sito web la documentazione. Le novità si combinano con il limite di 18 mesi per l’azione dello Stato in autotutela (tempo massimo per bloccare un’attività in nome dell’interesse pubblico). Vale anche qui la regola del silenzio-assenso (un mese di tempo per rispondere al cittadino).

La Conferenza dei servizi diventa telematica – Un altro decreto approvato dal Cdm riguarda la Conferenza dei servizi. Le riunioni diventano telematiche, massimo 60 giorni per le decisioni, ci sarà un rappresentante unico per ogni livello di governo e l’amministrazione proponente potrà decidere in difformità rispetto agli altri enti coinvolti, con la possibilità in questi casi di adire la presidenza del Consiglio, che dovrà sbrogliare la matassa entro cinque mesi.