Contro Glovo e la logica del ‘tutto e subito’ non bastano le inchieste: cambiamo noi
di Giuseppe Leocata *
Il giorno 9 febbraio 2026, Massimo Alberti di Radio Popolare scriveva nella sua newsletter: “40.000 riders con paghe da fame: Glovo in amministrazione controllata. La società e il suo amministratore unico sono indagati per sfruttamento del lavoro e caporalato ‘digitale’. Sotto accusa è il sistema di gestione dei riders, con paghe di 2-3 euro a consegna e sottoposti ad un ferreo controllo della loro attività; ciò in violazione dell’art.36 della Costituzione, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, praticamente tutti stranieri. Il problema è quello fare profitto sulla pelle di chi fatica. L’associazione di impresa Assodelivery (che ha al suo interno Deliveroo e Glovo) ha siglato un contratto con il sindacato di destra UGL che mantiene la natura autonoma di questo lavoro”.
Vediamo quale è la logica di fondo di Glovo, scorrendo su internet: “Ciò di cui hai bisogno, a portata di clic. Ordina qualsiasi cosa con Glovo; in Italia copre oltre 800 città e raggiunge il 65% della popolazione. A maggio 2015 ha celebrato il suo X anniversario ed ha superato 1 miliardo di ordini nel mondo. Resta la piattaforma più aggressiva nell’espansione, ma per questo appare la più fragile. Il bilancio 2021 registrava 40 milioni di perdita su un fatturato di 114, con dubbi significativi sulla continuità aziendale. La forza lavoro è composta in larga maggioranza da rider autonomi (oltre 120.000 di loro utilizzano la piattaforma per le consegne)”. E chiudiamo con questa: “è una ‘super app’ di consegne veloci, progettata per facilitare l’acquisto di beni di prima necessità e capricci quotidiani, portandoli a domicilio rapidamente”.
Questa logica va fermata! Ma come? È sufficiente la giustizia da sola, una Procura attiva come quella di Milano?
Il sottoscritto è un medico del lavoro, venuto a Milano 43 anni fa perché qui c’era la “classe operaia” e la Clinica del Lavoro. Oggi tutto sembra assopito… ho lavorato per tanti anni come medico negli organismi di vigilanza di quelle che allora erano le Asl. Mi sono reso ben presto conto che da solo il potere ispettivo non era sufficiente, non si riusciva a coprire tutto il territorio e tutte le aziende, anche se c’era un sindacato molto attivo e presente e pure i giudici erano molto attivi e attenti, così come i medici e i tecnici della prevenzione. Appunto era importante la presenza diffusa del sindacato e il fatto che i lavoratori erano sindacalizzati e combattivi, c’era la ‘soggettività operaia’, la ‘non monetizzazione del rischio’, la ‘non delega’. Per questo si raggiungevano obiettivi duraturi nel tempo. Con il tempo ed anche con la mancata trasmissione della cosiddetta ‘memoria storica’ da parte dei vecchi (medici, tecnici, ispettori, sindacalisti, lavoratori) ai giovani si è perso molto, oggi il quadro è desolante.
Oggi il mondo non è più governato dalla ‘Politica’ (arte che definisce le relazioni di potere, la gestione degli affari pubblici, la creazione di leggi e la distribuzione di risorse, mirando alla convivenza sociale e alla cura del bene comune) ma da una sempre più becera economia e da un capitalismo sempre più opprimente e globalizzato in qualunque ambito di vita.
A livello di relazioni umane molto è cambiato, queste spesso sono virtuali, da remoto, gestite da una “perfida” intelligenza artificiale, si parla anche di ‘caporalato digitale’. Questo non può essere cambiato da una sentenza che subito dopo viene dimenticata; il discorso è economico e sociale e dovrebbero essere le persone/i cittadini a comprenderlo e non ordinare più sulle piattaforme per avere tutto e subito (beni di prima necessità e capricci quotidiani), senza tenere conto degli uomini schiavi che fanno queste consegne. Peggiora ciò che è avvenuto con i supermercati che hanno fatto perdere il rapporto diretto con il venditore e fatto chiudere i negozietti di quartiere dove ci si scambiava anche qualche parola.
Abbiamo perso la voglia di uscire di casa e andare in cerca dei prodotti da acquistare, guardare negli occhi e magari stringere la mano a chi ci ha procurato qualcosa che cercavamo, non c’è tempo, c’è fretta… Questo sarebbe il vero cambiamento, un segnale molto forte per i nuovi schiavisti (e non dimentichiamo Amazon), per farli chiudere o per obbligarli a rientrare nelle regole civili di una democrazia.
Soltanto se ci si prende tutti per mano e fisicamente si può cambiare il mondo, la nostra società, per quelli che ci camminano accanto e per coloro che verranno, la Giustizia e la pena da sole non possono cambiare il mondo. Riuscirà il popolo a comprendere ciò e cambiare strada? Ai ‘postumi’ l’ardua sentenza.
*Medico Chirurgo – Specialista in Medicina del Lavoro, Esperto in “Disabilità e Lavoro”