Aveva diritto l’ex presidente sudtirolese a gestire un fondo riservato, senza obbligo di renderne conto a nessuno? Evidentemente sì, stando alla sentenza dal Tribunale di Bolzano, dopo due ore di camera di consiglio, che ha assolto Luis Durnwalder, per più di vent’anni ai vertici della ricchissima istituzione altoatesina. Il sostituto procuratore Igor Secco aveva chiesto la condanna a tre anni di reclusione per peculato e lo ha ribadito ieri in sede di replica. Il Tribunale ha invece ha accolto l’ultimo appello di Durnwalder che prima della camera di consiglio aveva detto: “Sono innocente”.

Si è così concluso il processo a un uomo simbolo del Sud Tirolo e a un sistema politico-amministrativo che è già finito sotto la scure della giustizia amministrativa, visto che Durnwalder è stato condannato in primo grado a risarcire 385mila euro allo Stato per quelle stesse spese che lo hanno poi portato sul banco degli imputati per peculato.

Nel capo d’accusa non c’era l’ipotesi di aver intascato denaro a fini personali, ma di aver comunque maneggiato in modo improprio un fondo da 70mila euro all’anno. Un’ombra per un politico popolarissimo che anche durante il processo ha ricevuto elogi personali. Eppure l’accusa non aveva rinunciato a sostenerne la colpevolezza, basandosi su sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale in materia di spese pubbliche, secondo cui ogni amministratore deve attenersi a regole di correttezza e trasparenza.

Durnwalder ha gestito in modo discrezionale fondi che erano a sua disposizione sulla base di una norma di legge che non prevedeva per lui l’obbligo di rendicontazione. Secondo il pm, che ha citato sentenze di Cassazione, le spese riservate sono legittime solo se connesse a finalità istituzionali. Non possono, quindi, essere protette da segretezza o insindacabilità, perché l’utilizzo di denaro pubblico non può essere svincolato da qualsiasi tipo di controllo. La legge provinciale che aveva istituito il fondo riservato (che è altra cosa rispetto al fondo di rappresentanza) risaliva al 1994 ed è poi stata modificata.

Il pm aveva distinto diversi tipi di spese. Una parte non erano riscontrabili. Per altre esistevano, invece, le pezze giustificative, ma la finalità non era strettamente istituzionale. Ad esempio, un regalo di compleanno all’assessore Florian Mussner, cene con assessori, contributi per balli dei maturandi, aiuti a persone in difficoltà. Altre spese, infine, non erano ammissibili perché riguardavano consumazioni personali. La tesi non ha retto.

Durnwalder ha sempre sostenuto la corretteza del proprio operato e si è rifatto al suo predecessore più famoso su quella poltrona. A febbraio, interrogato durante il processo, aveva dichiarato: “Ho agito esattamente come Silvius Magnago, in piena regolarità. E mi sono sempre comportato in buona fede. Mai la Corte dei Conti ha rilevato delle irregolarità. Anche Magnago gestiva i fondi personali senza fattura. Hanno contestato solo a me le presunte irregolarità”. Il riferimento era agli assessori che formavano le sue giunte e che avevano un fondo simile. “Io ho sempre annotato ogni spesa, rendicontato tutto. Ho sempre tenuto delle annotazioni interne, anche se mi hanno sempre detto che per il fondo riservato non era necessario. Onestamente devo dire che ci ho sempre rimesso dei soldi”.

Nel mirino erano finite anche feste e ricevimenti nella cantina di Laimburg, considerata uno dei luoghi simbolo del potere di Durnwalder durato così a lungo. “Sono stati tutti di natura istituzionale, non ho mai organizzato appuntamenti simili per feste personali” aveva detto il governatore. Aggiungendo: “Evidentemente a qualcuno non piace come ho governato. Se viene una delegazione io devo anche offrire un pranzo. L’ho fatto solo per dare una certa immagine alla Provincia di Bolzano. Non ho mai speso nulla in più di quanto mi è stato consegnato. Mi sono informato di quello che fanno a Trento o a Innsbruck: non ho fatto nulla di diverso”. Per questo aveva escluso di voler chiedere il patteggiamento. I suoi difensori, Gerhard Brandstätter e Domenico Aiello, hanno chiesto l’assoluzione, perlomeno per mancanza di dolo. La loro tesi è stata accolta