Il Fatto e Peter Gomez hanno già raccontato la proposta di legge, depositata al Senato, presentata dal Pd, e relativa all’inasprimemto delle pene per il giornalista condannato per diffamazione a carico di un pubblico amministratore. Il testo prevede un’aggravante qualora fosse dimostrato il carattere ritorsivo dell’articolo o l’intenzione di usare i media per minacciare, ricattare, e magari condizionare un appalto o una delibera. Questi comportamenti erano e sono già punibili, e non saremo certo noi a chiedere sconti ed attenuanti per le associazioni a delinquere e le eventuali macchine del fango. Quello che sorprende è il carattere vago ed indefinito della norma. Perché il tema non è stato discusso nella sede propria, che era ed è quella della legge sulla diffamazione? Perché questo inasprimento a tutela dei soli politici?

A quali abusi porterà il concetto di “ritorsione”? Al di là del testo presentato, resta lo sconcerto perché mentre si propongono nuove norme repressive, non si sono mantenuti gli impegni per liberare il diritto di cronaca da quei macigni che già costringono l’Italia nella zona grigia di ogni graduatoria sulla libertà di informazione. Nonostante i richiami arrivati dalle istituzioni europee, l’Italia continua ad essere uno dei pochi paesi che ancora prevede il carcere per la diffamazione e per i reati di opinione. La nuova legge giace dimenticata in un cassetto del Senato. La relazione della commissione antimafia, approvata alla unanimità, ha chiesto misure urgenti per limitare l’uso delle cosiddette “querele temerarie” utilizzate ormai come il principale strumento di intimidazione contro i cronisti, ma il tema non è neppure all’ordine del giorno.

Nel frattempo si propongono nuove sanzioni e si chiedono “strette” sulle intercettazioni. Di fronte a questi segnali non sbaglia chi manifesta allarme ed invita a non abbassare la guardia, sempre, comunque e con qualsiasi governo. In ogni caso se il governo o la maggioranza volessero predisporre un’aggravante per eventuali atteggiamenti ritorsivi potrebbero utilmente cominciare a prevedere il reato di “molestie all’articolo 21 della Costituzione” e cominciare a prevedere una sanzione raddoppiata verso chiunque ostacoli, anche con provvedimenti legislativi, il corretto esercizio del diritto di cronaca.