Nuovo record del debito pubblico italiano a marzo 2016. Secondo i dati di Bankitalia, contenuti nel supplemento Finanza pubblica, fabbisogno e debito, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 14 miliardi rispetto a febbraio, salendo a 2.228,7 miliardi. Il dato arriva mentre il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è impegnato a difendere la posizione dell’Italia a Bruxelles: Roma, come sottolineato in una lettera inviata a Roma dalla Commissione Ue la settimana scorsa, nel 2015 ha violato la regola che impone ai Paesi con un rapporto debito/pil superiore al 60% di tagliarlo di un ventesimo ogni anno.

Venerdì si sono diffuse indiscrezioni secondo cui l’esecutivo europeo “non è soddisfatto” delle spiegazioni contenute nella lettera inviata il 10 maggio da Padoan. Di conseguenza non si esclude una ulteriore richiesta di informazioni, in vista del 18 maggio quando è atteso il giudizio sulla flessibilità e sul rispetto del Patto di stabilità. I dubbi della Ue sono ancora sulla correzione del deficit strutturale (che viene calcolato in base ai conteggi dei cosiddetti output gap che l’Italia e alcuni Paesi hanno chiesto di modificare) soprattutto per quanto riguarda il rientro nel 2017.

L’incremento del debito, si legge nel Bollettino, è stato inferiore al fabbisogno del mese (21,5 miliardi), grazie alla riduzione di 4,7 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro e all’effetto complessivo dell’emissione di titoli sopra la pari, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e del deprezzamento dell’euro (2,9 miliardi).

Il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 13,9 miliardi, mentre quello delle amministrazioni locali e degli enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato. Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a marzo a 27,8 miliardi, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso mese del 2015. Nel primo trimestre del 2016 le entrate tributarie sono state complessivamente pari a 89,6 miliardi, superiori di 3,9 miliardi (4,6 per cento) rispetto a quelle relative allo stesso trimestre dell’anno precedente.