A suonare l’allarme sono gli Stati Uniti: l’Europa sta subendo un’ondata di foreign fighter senza precedenti. L’allarme arriva da fonte autorevole: da Lisa Monaco, consigliere antiterrorismo della Casa Bianca che, in visita a Bruxelles, ha ha fatto pressing sulle autorità belghe perché facciano squadra e condividano di più le informazioni d’intelligence sul fronte della lotta all’Isis. Un flusso di jiahdisti di ritorno “come non si era mai visto”, ha aggiunto Monaco, che ha illustrato le due minacce cui l’Europa deve far fronte: quella dei combattenti europei addestrati in Siria che tornano a casa, e quella del processo di radicalizzazione di molti individui sul suolo europeo innescato dall’Isis.

A queste se ne aggiunge una terza, almeno nei Paesi che sono stati interessati dagli imponenti flussi migratori dell’ultimo anno: quella dei terroristi infiltrati fra i migranti. La Neue Osnabruecker Zeitung ha rivelato che la polizia criminale federale tedesca ha ricevuto finora 369 segnalazioni su sospetti terroristi o simpatizzanti di organizzazioni terroristiche, che sarebbero arrivati in Germania mescolandosi fra i profughi. In 40 casi sono state avviate indagini giudiziarie, perché i sospetti erano apparsi concreti. Le accuse sono di appartenenza diretta a gruppi terroristici e pianificazione di gravi reati. Finora però non sono mai emersi indizi concreti su piani di attentati, ha detto l’Anticrimine tedesco.

È un numero comunque più alto rispetto a quelli finora resi noti. Il quotidiano di Osnabrueck riporta anche una presa di posizione più tranquillizzante del ministero dell’Interno tedesco: in diversi casi le segnalazioni si sono rivelate false, frutto di millanterie da parte di altri migranti, di tentativi di discredito o di semplici frottole, ha detto un portavoce interpellato dal giornale. Quel che l’Anticrimine ha però aggiunto è che “il pericolo terroristico in Germania e in Europa resta molto alto e che nuovi attentati di cellule islamiche non sono affatto da escludere”.

Punto su cui concordano anche gli esperti americani arrivati a Bruxelles assieme a Lisa Monaco. John Mulligan, numero due dell’antiterrorismo Usa, ha spiegato che il successo delle indagini è legato non solo allo scambio di informazioni ma anche alla velocità della loro condivisione. “Il tempo che abbiamo per agire è poco – ha detto – perché ormai in Europa abbiamo a che fare con cellule capaci di sferrare attacchi rapidamente, senza il bisogno di lunghi periodi di pianificazione”.