Gratitudine” e “orgoglio” per gli investimenti di Fiat ChryslerDeja vu di affettuosità e scambi di complimenti tra Matteo Renzi e Sergio Marchionne a Palazzo Chigi, dove giovedì il numero uno del gruppo automobilistico accompagnato dal presidente John Elkann ha presentato al premier la nuova Alfa Giulia. Notizia che per tutta la mattina ha campeggiato in apertura sul sito del governo. “Oggi ho avuto un upgrading della mia carriera politica, da venditore di pentole a venditore di macchine“, ha commentato Renzi. 

Dopo aver tenuto a battesimo la Jeep Renegade (luglio 2014), il presidente del Consiglio torna ad aprire i cancelli del palazzo che ospita l’esecutivo per tirare la volata a Marchionne, che conta sul nuovo modello del Biscione per rilanciare in grande stile il marchio che nel 2015 ha compiuto 105 anni. Questo dopo che, a gennaio, ha fatto gli onori di casa alla sfortunata quotazione a Piazza Affari di Ferrari, le cui azioni ora trattano a 38,7 euro contro i 43 del giorno della prima campanella. E non sembra un caso se proprio mercoledì sera, nel corso del settimanale “Matteo risponde” in diretta Facebook e Twitter, il premier ha rispolverato l’idea dell’abolizione del bollo auto da finanziare con un aumento delle accise: “Non è una cattiva idea, ma intelligente e dall’utilità concreta perché in questo caso pagherebbe solo chi usa, consuma, inquina”.

Peccato che l’ipotesi sia stata subito bocciata dalle associazioni consumatori: Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori, ha definito l’idea “pessima”, “perché mentre il bollo auto si paga seguendo, almeno in parte, il principio della capacità contributiva, fissato dall’art. 53 della Costituzione, dato che dipende dalla potenza del veicolo, le accise sui carburanti le pagano tutti, anche i pendolari costretti ad andare al lavoro in macchina o chi, per mestiere, deve viaggiare”. Inoltre “ci si dimentica che il bollo auto finanzia le Regioni. Come compenseranno queste minori entrate?”. L’assessore al Bilancio della Regione Piemonte, Aldo Reschigna, ha già messo le mani avanti sottolineando che “l’abolizione del bollo auto non può essere messo a carico delle Regioni”.

Se il segretario Pd ha fatto del suo meglio, arrivando a parlare di “un messaggio di speranza e ripartenza dell’Italian style” e ricordando che il settore auto “traina l’economia in Italia e trascina anche l’indotto, ad esempio i porti del Sud”, Marchionne invece dal canto suo non ha contribuito molto a tessere le lodi della nuova nata: “In città – ha detto arrivando a Palazzo Chigi a bordo dell’Alfa – si guida malissimo perché la Giulia vorrebbe fare di più. Ora la portiamo in autostrada e vediamo”.

A Renzi, del resto, fa buon gioco poter rivendicare che a Pomigliano “i lavoratori che passeranno tra 4300 a 7700 entro il 2018”, anche se intanto a Mirafiori la cassa integrazione straordinaria è stata prorogata fino a febbraio 2017. E per l’occasione il premier si è fatto anche assicurare che lo stabilimento Maserati di Modena “continuerà a lavorare senza perdita di posti di lavoro e anzi con qualche assunzione in più”: “Sergio Marchionne ha parlato stamani con il presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini“, ha annunciato.