“Per dare credibilità a Fca è essenziale togliersi quelli che Renzi chiama i gufi”. Così l’amministratore delegato di Fiat Chrysler Sergio Marchionne ha ancora una volta fatto fronte comune con il premier, sempre pronto a scagliarsi contro i pessimisti e gli scettici che contestano i risultati rivendicati dal governo. Dal punto di vista di Marchionne i gufi sono quelli che criticano Fca e mettono in dubbio la possibilità di raggiungere gli ambiziosi obiettivi al 2018 previsti dal piano industriale presentato nel 2014: utile netto a 5 miliardi di dollari e debito azzerato. “Il piano non è facile, ma fattibile”, ha detto infatti il manager italo-canadese in conferenza stampa al Salone dell’auto di Detroit. “Io guardo nel passato, dove eravamo tra il 2004 e il 2007: abbiamo fatto molta più strada di quanto c’è da fare tra 2016 e 2018″. I gufi sono ”internazionali”, ha poi chiosato. “Globali”, ha tenuto a precisare il presidente del gruppo John Elkann.

Certo è che proprio mentre Marchionne vantava di aver “avuto un risultato eccezionale per il 2015”, dal Piemonte arrivava la notizie che in Regione è stato firmato l’accordo per il rinnovo di un altro anno della cassa integrazione straordinaria (cigs) per la fabbrica di Mirafiori. La firma dei sindacati, compresa la Fiom, riguarda il periodo compreso tra il 22 febbraio 2016 e il 19 febbraio 2017 e interessa tutti i 650 dipendenti dello stabilimento. I rappresentanti dei metalmeccanici della Cgil, in una nota, riferiscono che l’accordo è il risultato di una intesa raggiunta precedentemente in sede aziendale. “Il lavoro delle Presse di Mirafiori è fortemente collegato alle produzioni torinesi di Fca e quindi il rinnovo della cassa integrazione straordinaria era inevitabile, visto che riguarda sia la Carrozzeria di Mirafiori che la Maserati di Grugliasco”, ha commentato Federico Bellono, segretario della Fiom torinese.

“La vera notizia non è la firma della cassa integrazione per riorganizzazione aziendale sino al febbraio 2017 ma il fatto che la Fiom firmi l’accordo – ha detto il segretario della Fim torinese, Claudio Chiarle -. La ritengo una buona notizia, sia perché nel testo dell’accordo si fa esplicito riferimento al Contratto collettivo specifico di lavoro che la Fiom ha osteggiato fortemente sin dal 2010 sia perché rappresenta anche un cambio di atteggiamento da parte della Fiom che diventa così propositiva, riconoscendo gli errori del passato e correggendo la rotta sindacale”. “È importante – prosegue Bellono – che le Rsa della Fiom abbiano potuto esercitare il proprio ruolo negoziale nei confronti dell’azienda, al fine di garantire a tutti i lavoratori il diritto a un rientro, seppur parziale, al lavoro”.

“Purtroppo devo però far notare la ‘comodità sindacale’ con cui agisce la Fiom – prosegue Chiarle – negli anni terribili della crisi dell’automotive e di Fiat è stata ‘comodamente all’opposizione lasciando che la Fim e le altre organizzazioni sindacali si assumessero le scelte difficili del governo della crisi. Ora, intravedendo la prospettiva della crescita, salgono, di nuovo ‘comodamente’ sul carro del sindacato partecipativo e non antagonista”, conclude.