“Sentire quel racconto in cui il figlio non giudica e non condanna il padre è difficile da sopportare. Lo afferma in un’intervista al quotidiano Avvenire la presidente della Rai, Monica Maggioni, a proposito dell’intervista al Salvatore Riina, figlio del boss Totò, andata in onda ieri sera a Porta a porta su Rai1. “Nel servizio pubblico, e per i giornalisti del servizio pubblico, la vittima e l’aguzzino non possono avere stessa dignità di racconto a meno di non considerare sullo stesso piano la mafia e chi lotta contro la mafia”.

Maggioni oggi pomeriggio sarà in commissione Antimafia insieme con il dg Antonio Campo Dall’Orto per un’audizione urgente sull’intervista al figlio di Riina, sottolinea: “Credo sia importante fare una distinzione. Da giornalista le notizie sono notizie, le storie sono storie. E avere di fronte un mafioso che spiega la vita quotidiana dei mafiosi è certamente un documento. Ma poi ci sono le responsabilità e i contesti. Mi piacerebbe che i diritti del libro di questo signore potessero essere sequestrati dallo Stato come beni di provenienza mafiosa e destinati alla lotta contro la mafia”.

Ieri, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, dalla Commissione Antimafia alla Vigilanza Rai fino alla sorella di Giovanni Falcone, è stato un fuoco incrociato di polemiche prima della messa in onda. E anche se la scelta d’intervistare Riina Junior, autore di un libro dedicato alla sua famiglia, ha scatenato le reazioni dell’intero mondo politico, Vespa non ha mai messo in discussione la programmazione: “Certo che andrà in onda”. Pier Luigi Bersani ha dato forfait per protesta contro l’intervista. La presenza del figlio del capo dei capi sulla prima rete nazionale è diventata in poche ore un vero e proprio caso, dato che persino la Commissione Antimafia ha chiesto esplicitamente la cancellazione dell’intervista. “Mi auguro che in Rai ci sia un ripensamento. Così Porta a Porta si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia e chiederò di convocare in commissione la presidente e il direttore generale della Rai”, annunciava Rosi Bindi, presidente di Palazzo San Macuto. Cosa che è puntualmente avvenuta e con la massima urgenza

Il riferimento è per la puntata di Porta a Porta dell’estate scorsa che vedeva tra gli ospiti in studio Vera e Vittorino Casamonica, figlia e nipote di Vittorio Casamonica, il capostipite dell’omonimo clan al quale furono dedicati gli spettacolari funerali a colpi di petali di rosa lanciati da un elicottero. Dopo quella puntata era stato convocato per una audizione in Commissione Antimafia prima il direttore di Rai Uno Giancarlo Leone. Le reazioni avevano spinto la rete a garantire uno spazio “risarcitorio” in una successiva puntata, aperta con l’intervista all’allora assessore alla Legalità del Comune di Roma, Alfonso Sabella.

Stessa cosa che accadrà anche questa volta: la Rai precisa che “per offrire un ulteriore punto di vista contrapposto a quello offerto dal figlio di Riina Porta a Porta ospiterà inoltre questa sera una puntata dedicata alla lotta contro la criminalità e a chi alle battaglie contro le mafie ha dedicato la propria esistenza anche a costo della vita. Tra gli altri saranno ospiti il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone“.

Fico, da parte sua, si chiede: “Il direttore generale della Rai Campo dall’Orto ha autorizzato la presentazione del libro del figlio di Riina? È stato autorizzato dal nuovo direttore di Rai 1 Andrea Fabiano? Ci sono degli accordi tra la trasmissione di Vespa e la casa editrice del libro di Riina? Tra poco affronteremo questo argomento in ufficio di Presidenza in commissione di Vigilanza Rai: esigo trasparenza massima. Non mi sembra così che il prodotto editoriale sia cambiato con la nuova dirigenza anzi peggiora”.

Fa riferimento all’omicidio di Piersanti Mattarella, invece, il dem Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza. “In vent’ anni di Porta a Porta Vespa – dice il parlamentare – non si è mai occupato del delitto Mattarella e non ha mai invitato in studio il fratello, oggi presidente della Repubblica. Adesso invita il figlio del carnefice. È questo il nuovo servizio pubblico?”. Le parole di Anzaldi sono simili per una volta a quelle dei parlamentari del Movimento 5 Stelle che attaccano: “Di mafia si muore ogni giorno e non abbiamo bisogno del figlio di Riina in tv, non possiamo che constatare con amarezza che è questo il clima culturale e di lotta alle mafie che abbiamo raggiunto in questo momento in Italia, un livello basso e squallido”.

Contro l’intervista al figlio del boss corleonese sono arrivati anche i commenti delle famiglie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Spererei che gli italiani questa sera spengano la televisione”, dice Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato in via d’Amelio, mentre Maria Falcone si dice “costernata” e definisce come “indegna” la scelta compiuta da Porta a Porta, perché va contro il senso del servizio pubblico ed è offensivo rispetto ai valori trasmessi e rappresentati da quanti hanno dato la loro vita nella lotta alla mafia”.

Chi è Giuseppe Salvatore Riina – Trentanove anni, mafioso pure lui con una condanna a 8 anni e 10 mesi completamente scontata, Riina junior vive a Padova, dove è stato inviato al soggiorno obbligato dopo la scarcerazione. Nell’intervista alla trasmissione di Vespa presenterà il suo libro, “Riina family life” (edizioni A nord est), dove racconta la vita quotidiana trascorsa a contatto con Riina senior, sanguinario boss stragista, ma allo stesso tempo dipinto come un affettuosissimo padre. Dalle serate trascorse a guardare le regate di vela, alle gite al mare, fino al 23 maggio del 1992, quando il capo dei capi guarda in televisione le immagini della strage di Capaci. “La tv era accesa su Rai1, e il telegiornale in edizione straordinaria già andava avanti da un’ora. Non facemmo domande, ma ci limitammo a guardare nello schermo. Il viso di Giovanni Falcone veniva riproposto ogni minuto, alternato alle immagini rivoltanti di un’autostrada aperta in due. Un cratere fumante, pieno di rottami e di poliziotti indaffarati nelle ricerche. Pure mio padre Totò era a casa. Stava seduto nella sua poltrona davanti al televisore. Anche lui in silenzio. Non diceva una parola, ma non era agitato o particolarmente incuriosito da quelle immagini. Sul volto qualche ruga, appena accigliato, ascoltava pensando ad altro”, ha raccontato il giovane mafioso al Corriere della Sera. E quando il giornalista gli ha chiesto qualche parola per i familiari delle vittime, il figlio del capo dei capi ha risposto pronto: “Meglio il silenzio, nel rispetto del loro dolore e della loro sofferenza. Anche in questo caso la meglio parola è quella che non si dice”. Parole che non hanno bisogno di alcun commento.