Linda Laura Sabbadini, 60 anni, è una dirigente dell’Istat. La notizia ‘pura’ sul suo conto è che dal 16 aprile non sarà più direttore del Dipartimento per le statistiche sociali ed ambientali dell’Istat. Il suo incarico è scomparso con la riorganizzazione dell’istituto italiano di statistica che sarà effettiva tra un paio di settimane. Ma, soprattutto, la rimozione dall’incarico ha generato un movimento di opinione in sua difesa: giornalisti politici, sindacati, utenti dei social network. E anche le Ong, che temono sia conseguenza di un depotenziamento delle statistiche sociali. In un tweet del 1 aprile, Loredana Taddei, Cgil Nazionale, ha definito la Sabbadini una “pioniera delle statistiche di genere”. Subito dopo, è iniziato a circolare un appello che ha come prima firmataria la scrittrice Dacia Maraini.

“Abbiamo letto con stupore la notizia della rimozione dall’incarico di direttore centrale e direttore di dipartimento dell’Istat di Linda Laura Sabbadini –scrivono –. È stata la prima, vent’anni fa, a fornire significative statistiche di genere in Italia. Sono così venute alla luce le gravissime disparità sul piano sociale, familiare e lavorativo di cui soffrivano le italiane”. Grazie alle sue ricerche, presentate alla Conferenza internazionale sulle donne (Pechino 1995), si legge nell’appello, tutto il Mondo ha saputo che le italiane accumulavano il maggior numero di ore lavorative tra cura domestica e impegno fuori casa. “Da allora, la Sabbadini è stata in prima linea nelle ricerche sulle donne e sulla parte più svantaggiata del nostro Paese”. In effetti, la dirigente è considerata come una delle principali innovatrici nelle statistiche sociali. Tanto che nel 2006 è stata insignita, dall’allora capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, dell’onorificenza di commendatore della Repubblica per il suo ruolo. Cos’è successo allora? Perché questo cambiamento?

La versione dell’Istat è che sia solo la conseguenza delle modifiche dell’assetto tecnico dell’istituto voluto dal presidente Giorgio Alleva. Dal 16 giugno, l’istituto di statistica sarà sostanzialmente formato da due maxi dipartimenti ‘orizzontali’, uno di raccolta e archiviazione dati e uno di elaborazione. Una forma semplificata (ridotti i dipartimenti e ridotte anche le direzioni centrali): per organizzarla c’è stata una call interna, è stata prevista una rotazione degli incarichi e per affidarli c’è stata una selezione per progetti. Il cambiamento, poi, non ha investito solo la Sabbadini, visto che nel nuovo top management ci sarebbero persone nominate per la prima volta e altre che hanno perso il loro ruolo. Insomma, da quanto risulta al Fatto, quel ramo di ricerca continuerà a esistere nell’istituto, anche se non nella forma attuale. “Non è pensabile – si dice – ignorare le statistiche di genere nel 2016”.

E la Sabbadini resterà dirigente di ricerca a tempo indeterminato dell’Istat, un incarico di altissimo profilo che non metterebbe in discussione in alcun modo la sua preparazione o la sua professionalità. Anche perché spesso alcuni suoi studi sono stati criticati: tra il 2013 e il 2014, molti senatori del M5s hanno presentato diverse interrogazioni sull’affidamento di alcune indagini del dipartimento a società esterne. E a ottobre 2015 ci sono state polemiche sulle nuove stime Istat sulla povertà: l’improvvisa differenza di due milioni di poveri tra il 2013 e il 2014 ha sollevato diversi dubbi. Bisognerebbe solo capire se tutto questo non abbia contribuito alla sua rimozione .