Più abbonati, più ricavi ma ancora insufficienti – e non di poco – per giudicare positiva l’operazione Champions League su Premium. Lo si legge tra i numeri del bilancio 2015 di Mediaset, presentato martedì e chiuso con un utile netto consolidato di gruppo pari a 4 milioni contro i 23,7 dell’anno prima. Questo a fronte di ricavi complessivi passati da 3,4 a 3,52 miliardi. La pay tv del Biscione, nel primo anno dell’investimento sull’esclusiva Champions costato l’impegno di 717 milioni tra il 2015 e il 2017, ha chiuso con ricavi per 558,8 milioni di euro, appena 20 milioni in più rispetto ai 538,4 dell’anno precedente. Al 31 dicembre aveva superato i 2 milioni di abbonati, centrando l’obbiettivo (al ribasso) fissato a fine settembre. Eppure restano numerosi punti interrogativi, nonostante Cologno Monzese si dica ancora una volta “felice della performance” di Premium, la cui cessione ai francesi di Vivendi è nell’aria da tempo, anche se gli azionisti italiani, Berlusconi in testa, gettano acqua sul fuoco.

Il nodo del ricavo medio – Quanto è il margine sul singolo abbonamento? Mediaset parla di una “sensibile crescita” ma non quantifica il reale ricavo medio da ogni cliente di Premium. Se da un lato, infatti, le grandi offerte lanciate da Premium sotto le festività natalizie hanno permesso di raggiungere i 2 milioni di abbonati, non è possibile comprendere se le circa 180mila sottoscrizioni del trimestre ottobre-dicembre abbiano portato o meno un margine, visto che la proposta impacchettata sotto l’albero prevedeva per i nuovi clienti un esborso di 19 euro al mese fino a maggio. Allo stesso tempo chi era già abbonato ha visto aumentare di 5 euro il costo del contratto già sottoscritto, come comunicato da Mediaset con una lettera recapitata a casa. E’ toccato a loro pagare qualcosa in più perché Premium potesse permettersi di offrire nuovi abbonamenti a prezzi bassi.

Crescono costi operativi e ammortamenti – A fronte di un aumento degli abbonati e dei ricavi, unici dati comunicati riguardo la pay tv, il bilancio del gruppo evidenzia un aumento importante di costi operativi e ammortamenti per l’acquisto di diritti, due voci sulle quali incidono i 239 milioni annui pagati alla Uefa per la trasmissione della Champions, le spese per la produzione delle partite e l’accordo con le major cinematografiche che ha permesso di arricchire notevolmente l’offerta di film. Nella fattispecie, i costi operativi hanno fatto registrare un incremento pari a 111.2 milioni di euro e gli ammortamenti per i diritti sono passati da 724.9 a 792.3 milioni.

“Dati pay in controtendenza” – Rispetto all’andamento del mercato delle pay tv, Mediaset valuta i suoi dati in “controtendenza” e fa notare come “i nuovi diritti esclusivi hanno generato nel secondo trimestre 2015 una crescita del fatturato dell’11% speculare all’analogo calo percentuale della concorrenza pay”. Ed è proprio questo un punto: il controllo di una platea di clienti che si è ormai assestata attorno tra i 6,5 e i 7 milioni. Il tiro alla fune tra Sky e Mediaset per spingere gli abbonati a cambiare a operatore e i nuovi a sceglierne uno ha generato un continuo ritocco al ribasso delle offerte che assottigliano la redditività media dei contratti. Ma a Cologno Monzese sono fiduciosi e assicurano che nei primi tre mesi del 2016 è continuato “il trend di crescita dei ricavi generati da Mediaset Premium che nella seconda parte del 2016 dovrebbe ulteriormente incrementare la base clienti facendo leva sulla disponibilità esclusiva sia dei contenuti della Champions League sia del cinema e delle serie garantite dai deal pluriennali Warner e Universal”.

Festa con le milanesi, ma non ci saranno – La realtà è un po’ più complicata. Un vero effetto Champions, in grado di far lievitare a 600mila i nuovi abbonati entro la fine del triennio, obiettivo dichiarato dall’azienda, si avrebbe solo nel caso di qualificazione alla massima competizione europea di Inter e Milan, che hanno un bacino di tifosi molto ampio. Almeno nella prossima stagione, la partecipazione di entrambe è impossibile: i rossoneri sono sesti in campionato, mentre residue speranze coltivano ancora i nerazzurri. Ma è difficile anche la loro qualificazione. Ci saranno sicuramente Juventus e Napoli. La platea bianconera conquistabile è già stata in gran parte sedotta negli scorsi mesi, con le partite degli uomini di Allegri mandate in onda quasi esclusivamente sui canali pay. Quello partenopeo è invece – secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it – un mercato già controllato da Premium, che quindi non gioverà in termini significativi della qualificazione in Champions degli azzurri. La terza squadra italiana sarà con ogni probabilità la Roma: non il meglio per il Cologno che, come detto, “tifa” per una milanese, ma certamente meglio della Fiorentina che ha un bacino ancora più ristretto dei giallorossi. Così il secondo anno dell’investimento, quello della svolta, rischia di trasformarsi nel vero boomerang.