Verdetto ribaltato al processo Mediatrade: la Corte d’appello di Milano ha condannato Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri, rispettivamente vicepresidente e presidente di Mediaset, a un anno e due mesi di carcere per frode fiscale. Anche se il procedimento corre verso la prescrizione, che scatterà già ad aprile, come ha ricordato dopo il verdetto Filippo Dinacci, uno dei difensori del figlio del leader di Forza Italia: “È una sentenza che si fa fatica a comprendere e peraltro su un reato che fra 15 giorni è prescritto”. Un processo infatti che è ormai morto se si considera che i giudici depositeranno le motivazioni tra 90 giorni. Di fatto solo se gli imputati rinunceranno alla prescrizione si potrà tornare in aula. Le difese comunque annunciano ricorso in Cassazione. E in particolare l’avvocato di Confalonieri ritiene che la prescrizione arriverà a fine anno.

Assolti gli altri imputati tra cui Frank Agrama
Assolti gli altri imputati, incluso Frank Agrama, il produttore cinematografico condannato invece insieme a Silvio Berlusconi nel processo madre, Mediaset. I giudici hanno così mutato in parte il verdetto del Tribunale che nel luglio 2014 aveva mandato tutti assolti. Il pm Fabio De Pasquale, applicato nel procedimento come accusa, aveva chiesto per Berlusconi jr 3 anni e 2 mesi di carcere, per Confalonieri 3 anni e 4 mesi e per gli altri condanne fino ai 5 anni. De Pasquale ha in sostanza chiesto le stesse condanne avanzate ai giudici del tribunale di primo grado, il quale però nel luglio del 2014 aveva assolto tutti gli imputati e dichiarata anche una sentenza di prescrizione

I giudici di primo grado: “Frode ci fu”, ma non ascrivibile responsabilità
Motivando quell’assoluzione/prescrizione i magistrati milanesi sottolinearono che la frode ci fu, ma che non c’era la prova certa che il fine fosse l’evasione fiscale: “Non vi sono prove sufficienti per attribuire alcuna responsabilità” in quanto gli imputati sono risultati estranei al “sistema di frode”. Una frode però che era avvenuta e che evidentemente oggi per i giudici di secondo grado associano a una responsabilità personale. Insomma se i giudici di primo grado avevano stabilito che il delitto era stato commesso, quelli di secondo devono avere individuato il movente ed l’esecutore materiale.

Il procedimento verte sulla compravendita di diritti tv. Diritti i cui valori, aveva detto il pg De Pasquale chiedendo la condanna dei vertici Mediaset, sarebbero stati “gonfiati” per ragioni fiscali, “un andazzo a cui Piersilvio Berlusconi non riusciva a sottrarsi e che Fedele Confalonieri ha tollerato per anni”. Il meccanismo simile ma non identico a quello che nel 2013 è costato a Berlusconi la condanna definitiva per lo stesso reato, frode fiscale, e la conseguente decadenza da senatore. In questo filone Mediatrade, Berlusconi senior invece era stato prosciolto però dal Gup di Milano nel 2011.

Dichiarata anche la prescrizione per il 2006 e la prescrizione per il 2008
I giudici hanno stabilito per entrambi la sospensione condizionale della pena e la non menzione. La corte ha ritenuto Berlusconi e Confalonieri responsabili del reato di frode fiscale limitatamente all’anno di imposta 2007. Che è ormai quasi prescritto. Per il 2006 la Corte ha dichiarato il non doversi procedere per prescrizione mentre li ha assolti per il 2008. I due imputati sono stati inoltre condannati al pagamento del risarcimento in solido con Rti e Mediaset, responsabili civili, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, alla quale dovranno versare anche 20mila euro di spese di rappresentanza e difesa.

Ghedini: “Incomprensibile”,
“È una sentenza incomprensibile, ma a Milano ci si aspetta sempre di tutto”, commenta a caldo l’avvocato Niccolò Ghedini. “Attendevamo di nuovo una assoluzione”. La Corte europea dei diritti dell’uomo “impone che se si vuole riformare una sentenza in peius bisogna riaprire il dibattimento, cosa che abbiamo chiesto ma non hanno concesso”. Credo che già solo per questo la sentenza sarà annullata dalla Cassazione. Siamo convinti che la Cassazione al di là della prescrizione che maturerà tra un mese, si pronuncerà nel merito assolvendo come in primo grado”. Per il legale, ancora, è “incomprensibile ritenere responsabili Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri, ma non gli altri e in particolare Agrama“.

“Forse la Corte ha ritenuto che dalle quote di ammortamento che la società”, cioè Mediaset, “utilizzava avrebbero dovuto conoscere il meccanismo che c’era a monte e capire che probabilmente qualcosa non andava” spiega Alessio Lanzi che, con i colleghi Vittorio Virga e Lucio Lucia. Il legale, oltre a ricordare che a suo avviso il reato si prescriverà a fine anno (nel caso in cui si dovesse considerare una sospensione di alcuni mesi del procedimento concessa qualche anno fa, ndr), ha fatto notare che l’assoluzione per il 2008 è dovuta al fatto “che non c’è la punibilità in quanto non è stato raggiunto il tetto quantitativo. Non si sarebbe raggiunto un livello di evasione penalmente rilevante”.

Quando ormai il cavillo