“L’eruzione del Vesuvio? Da buon leghista vi dico che non sarebbe quella grande disgrazia”. Sono passati quasi sei anni da quella dichiarazione dell’allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, parole che mantengono tuttora la loro vis spiazzante, ma che adesso, più che mai, si caricano di un effetto grottesco, in virtù degli scontri continui con il capo del Carroccio, Matteo Salvini.
Ma Bertolaso, ex Rutelli’s boy e attuale Berlusconi’s man, non si scompone: la sua campagna elettorale continua indefessamente tra interviste, dichiarazioni imbarazzanti (“Se non fossi candidato, voterei Giachetti a Roma”), ospitate televisive e radiofoniche, “gazebarie”, inciampi, saette di Salvini e autogol assortiti. Il problema è che, dovendo adeguarsi ai frenetici tempi moderni, il (finora) candidato del centrodestra al Campidoglio è dovuto passare anche sotto le forche caudine dei social. E lì, tra gli ipse dixit autoreferenziali di chi si sente investito da una superiore missione etica, hashtag marziali come #tolleranzazero (contro il degrado, naturalmente), proclami muscolosi in terza persona, il suo lido twitter ha tutte le sembianze di un “De bello gallico” un po’ scaciato e puntellato da commenti al vetriolo.

“Il fantastico mondo di Bertolaso”, così come è stato battezzato da molti cinguettatori, è un pot-pourri imperdibile di gemme che ha scatenato anche il dubbio amletico sull’identità del social media manager del nostro: un buontempone oppure Flavia Vento? Il dilemma è legittimo, perché, anche se Bertolaso negli ultimi anni ci ha abituati a epocali scivoloni, le sue perle inanellate su twitter talora raggiungono vertici di bizzarria surreale.

Memorabile, ad esempio, il tweet del 23 febbraio, pubblicato in occasione del suo blitz ai mercatini rom della Montagnola e cancellato dopo la crivellatura del nostro a suon di sfottò dei ‘twitterini': “Toglieremo i cassonetti, così evitiamo che rom rovistino. E’ uno dei modi per combattere le situazioni di illegalità”.
E poi ci sono tweet un po’ equivoci, forse per la difficoltà di enucleare grandi programmi politici in 140 caratteri. E’ il caso del cinguettio del 23 febbraio (anch’esso prontamente cancellato), in cui l’ex capo della Protezione Civile avverte: “Trasporti pubblici? Attenzione agli anziani, rimettere a posto quelli esistenti e far pagare a tutti il biglietto”. Qualche utente di twitter giustamente, memore dello stravagante proposito di far saltare Castel Sant’Angelo a seguito della piena del Tevere, si è allarmato per la possibile sorte dei pensionati capitolini.

Allerta e preoccupazione degli internauti sono esplose nello stesso mese, quando il Mr. Wolf dell’Urbe, così come si è definito in un’intervista a La Stampa scomodando il cinico personaggio tarantiniano di “Pulp Fiction”, ha emesso la sua ricetta contro gli ultras più scalmanati. Innanzitutto, “se sindaco basta tifoserie organizzate straniere a Roma”. Qualcuno a riguardo ha chiesto se il Vaticano si intendeva dentro o fuori l’Italia. E non solo: “se sindaco basta tifoserie organizzate. Consentiremo solo biglietti singoli”. Nessuno sconto comitiva, insomma.

Non mancano gli avvertimenti perentori e decisi, come quello pubblicato a lettere maiuscole a mo’ di minaccia ai poveri abitanti di Ostia: “A BREVE VERRO’ A DORMIRE A OSTIA E PRENDERO’ IL TRENINO”.

Il profilo twitter di Bertolaso, insomma, è un mosaico talvolta intinto nel comico involontario, dove fanno capolino mordaci commentatori a cui l’ex sottosegretario del governo Berlusconi, accogliendo a piene mani l’insegnamento del senatore Maurizio Gasparri, destina il blocco immediato. Ma per fortuna il divertissement “bertolasiano” è garantito da screenshot e passaparola: per questa ragione l’auspicio di noi tutti è che continui con identico e impetuoso slancio la sua campagna elettorale. Almeno quella internettiana.

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