Corruzione capitale. In ogni ambito pubblico. A causa di un sistema che troppo spesso (e volentieri) affida gare e lavori a chiamata diretta. E’ una fotografia di forte critica quella scattata dall’Autorità nazionale anticorruzione nell’ultimo documento firmato dal presidente Raffaele Cantone lo scorso 10 marzo e i cui contenuti principali sono stati pubblicati da Repubblica e Il Messaggero. Il dossier riguarda l’attività svolta dall’Anac nel Comune di Roma dal 2012 al 2014. Ed è riassunta in due righe che, al netto del burocratese, esprimono un concetto assai chiaro sulla complicatissima situazione che si troverà ad affrontare chiunque vincerà le prossime elezioni di giugno: “L’indagine – ha scritto l’ex pm antimafia – ha rivelato la sistematica e diffusa violazione delle norme e il ricorso generalizzato e indiscriminato a procedure prive di evidenza pubblica, con il conseguente incremento di possibili fenomeni distorsivi che agevolano il radicarsi di prassi corruttive”. Tanti gli ambiti nei quali sono state riscontrate irregolarità dall’Anac: dalla manutenzione delle strade ai servizi per i disabili, dagli ospizi agli affitti delle case, dalla macellazione della carne alla tutela del verde pubblico, dall’acquisto di nuovi software alla gestione dei canili.

La resistenza di Roma Capitale, con i suoi numerosi dipartimenti, non ha praticamente sortito effetti, se non minimi. L’amministrazione ha cercato di difendersi inviando a Cantone, dopo il primo rapporto del settembre 2015, altrettanti dossier “a difesa”. Nella relazione si confermano i rilievi mossi già da Anac che parla inoltre di “ricadute negative sulle prestazioni e per l’incremento dei costi. Emergono “18 tipi di violazioni differenti dei Dipartimenti del Comune di Roma”. Quello dove sono state riscontrate più irregolarità, osserva Il Messaggero, è quello delle Politiche Sociali, dove si concentra la più alta percentuale di appalti assegnati senza gara. Cantone, scrive la Repubblica, individua un ricorso facile alla ‘procedura negoziata‘, il contrario di una gara pubblica a cui tutti possono partecipare, ma spesso mancano i presupposti per la procedura e si cercano sempre gli stessi soggetti.

In mattinata, poi, Raffaele Cantone ha spiegato il suo lavoro intervenendo al giornale radio della Rai: “Il sistema è così complicato che era veramente difficile creare meccanismi di controllo – ha detto – Il punto vero è la complessità di una macchina burocratica che, come noi abbiamo evidenziato nella nostra relazione, ha circa 100 centri di posto. Deve essere assolutamente semplificata”. Nella relazione, poi, l’authority ha invitato il commissario della Capitale a colpire i responsabili. “La responsabilità principale è certamente dei dirigenti di alcuni dipartimenti e di alcuni funzionari – ha sottolineato il presidente dell’Anac – Ma nel corso del tempo c’è stato anche uno scarso controllo da parte della politica“. “Anche la normativa sugli appalti ha finito per essere un’agevolazione di questo meccanismo” ha aggiunto il numero uno dell’Anticorruzione, che non ha mancato di sottolineare come “negli ultimi tempi della giunta Marino, grazie anche agli interventi che erano stati messi in campo dall’assessore Sabella, si stava andando verso la direzione giusta”. Poi il messaggio al prossimo sindaco di Roma: “Chiunque amministrerà si troverà tra le mani una macchina complicata da far ripartire, che ha subito anche colpi durissime per le indagini sul Mondo di mezzo della Procura di Roma – ha detto – Dovranno essere assegnati molti appalti. La nostra è una fotografia da cui ripartire, quantomeno per dimenticarla al più presto possibile”.

Su quanto scritto da Cantone nella relazione Anac è intervenuto anche l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino: “Un’indagine che si aggiunge a quella sui conti che avevo richiesto e ottenuto e che impegnò per sei mesi la Guardia di Finanza in Campidoglio – ha scritto su Facebook l’ex sindaco di Roma – Rivendico con orgoglio di essere stato io a volere questa collaborazione, anche firmando nel luglio del 2015 con lo stesso Direttore dell’Anac il primo Protocollo di Vigilanza Collaborativa fra Comune di Roma e Anac”. Marino, poi, non ha mancato di sferrare l’ennesimo attacco al Pd, colpevole a suo dire di aver interrotto il cambiamento che lui aveva inaugurato: “Quella fotografata da Cantone è una realtà fortemente radicata, fatta di sistematiche violazioni che la mia Giunta ha combattuto, sia grazie all’Anac, sia all’impegno degli assessori. Una lotta titanica – ha aggiunto – che ha provocato la reazione degli ambienti romani che vivono sull’illegalità e interrotta con la decisione del PD di determinare la caduta del sindaco con le dimissioni di massa dal notaio dei consiglieri del Pd e della destra”.