Nuova cinquina di film recensiti dal critico cinematografico Massimo Bertarelli nella sua rubrica settimanale Critical Max.

Si parte con l’ultimo lavoro dei fratelli Ethan e Joel Coen, “Ave, Cesare!”, sul quale il giornalista osserva: “Con i Coen si va o si dovrebbe andare sul sicuro, perché sono indubbiamente dei geni del cinema americano. Qui, in verità, non sono nella migliore forma. Il film consiste in una satira del mondo del cinema, ambientato nella Hollywood degli anni Cinquanta. Il cast è ottimo e strepitoso: ci sono George Clooney, Scarlett Johansson, Josh Brolin. Alcune battute arrivano a segno, altre no: il film non è destinato a tutti, per un umorismo un po’ difficile, riservato ai più raffinati e, oserei dire, ai più snob”.

Bertarelli commenta poi “Forever Young”, la commedia di Fausto Brizzi, con Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli e Teo Teocoli: “Anche Brizzi, come i Coen, non è nella sua migliore forma. Si è limitato al minimo sindacale di umorismo. Le storielle che si incrociano, seppur simpatiche come gli attori, sono piuttosto banali, non c’è mai il lampo di genio. Si ride non troppo ed è tutto troppo, troppo prevedibile”.

E’ poi il turno di “The Divergent Series: Allegiant”, firmato da Robert Schwentke, terzo film della saga iniziata con Divergent e proseguita con Insurgent. “Questo tipo di film a me sembra di averlo già visto 1000 volte” – commenta Bertarelli – “I protagonisti sono un gruppo di simil-eroi, che continuano a scappare non si sa bene da che cosa. Corrono, corrono tra il rutilare degli effetti speciali, che sono sicuramente ben fatti, però non si capisce bene la storia. Quello che mi dà più fastidio è che si tratta della terza puntata di un film già diviso in due parti, in modo che tra un anno o poco più ci arriverà, tra capo e collo, anche la quarta”.

Bertarelli si sofferma successivamente su “Weekend”, il discusso film di Andrew Haigh: “E’ un romantico dramma gay. C’è molto turpiloquio, ci sono frasi e scene molto esplicite. Non è che il film sia fatto male, ma il tema, per come viene trattato, è molto scabroso, quindi non è per tutti”.

Negativo il giudizio su “Un nuovo giorno”, film drammatico di Stefano Calvagna: “Il regista ha fatto sicuramente film migliori in passato. In questo caso, si è buttato a capofitto in un tema molto scabroso e troppo grande per le sue possibilità, anche economiche. Il film è la brutta copia di “The Danish Girl”, realizzata peraltro con molti meno soldi e si vede. Il lungometraggio vale veramente poco e soprattutto non emoziona”

(Regia di Samuele Orini, testo di Gisella Ruccia, collaborazione di Simona Marfè)