Mancano 100 giorni esatti alla partita inaugurale di Euro 2016. Francia e Romania scenderanno in campo il 10 giugno alle 21. A Saint-Denis. Non uno stadio qualunque, almeno dalla sera del 13 novembre, quando l’impianto parigino è finito nel mirino dei terroristi islamici durante l’amichevole tra i Bleus e la Germania. A quasi tre mesi di distanza, da Londra rimbalzano voci che fanno comprendere quanto sia alto il livello di guardia in vista degli Europei. Con il rischio di innescare un nuovo rialzo dei costi per la sicurezza, già lievitati ai livelli di un olimpiade.

“Non siamo a conoscenza di minacce specifiche, ma vogliamo comunque essere preparati”, ha spiegato una fonte interna dell’Uefa all’Associated Press aggiungendo quali sarebbero le ipotesi allo studio dell’organismo europeo per garantire la sicurezza. Il piano di prevenzione, in caso di allerte a ridosso delle partite, non esclude anche soluzioni estreme come cambiare date e luoghi degli incontri o far disputare i match a porte chiuse. Uno scenario desolante e anche di difficile attuazione sotto il profilo tecnico-organizzativo. Ma che la stessa Uefa, di fatto, non smentisce, almeno in parte. “Se c’è un problema di sicurezza, avremmo bisogno di giocare senza tifosi. È possibile che le partite vengano rinviate o giocate in altri orari”, ha detto Martin Kallen, Ceo degli eventi Uefa, alla BBC specificando l’assenza “al momento di segni di minacce estreme o problemi allarmanti”.

L’ipotesi stessa pone però dei problemi sotto il profilo organizzativo, anche se la risposta di Kallen esclude i cambi di sede. Il ‘trasloco’ in una nuova città comporterebbe infatti gravi scomodità per i tifosi, ma anche una partita a porte chiuse non annullerebbe gli impacci burocratici legati ai rimborsi. I circa 2,5 milioni di biglietti sono in vendita da tempo e molte partite delle ventiquattro squadre che arriveranno in Francia a giugno sono prossime al sold out. La decisione di chiudere uno stadio a poche ore dal fischio d’inizio rischia di generare comunque problemi, seppur meno gravi, di ordine pubblico di fronte a un flusso atteso di circa 7 milioni di tifosi. Ma Kallen è stato chiaro: “Se dobbiamo controllare gli spettatori e farlo in maniera rigorosa, sarà difficile farli stare tutti nello stadio”.

Allo stesso tempo però lo scorso dicembre, Alain Bauer, consulente del primo ministro Manuel Valls per terrorismo, aveva già parlato di alcune criticità, legate più che agli stadi alle “fan zone” allestite nelle piazze delle città ospitanti definendole “non gestibili”. “Non possiamo inventare persone non addestrate o non disponibili – aveva spiegato un mese dopo gli attacchi – Abbiamo lasciato agli organizzatori il tempo di fare una scelta”. Una tesi contestata dal presidente del comitato organizzatore Jaques Lambert e da Helmut Spahn, responsabile della sicurezza a Germania 2006, secondo cui “avere molte persone in unico spazio facilita il controllo poiché riduce il numero di potenziali obiettivi”. Alzare il livello della sicurezza nelle fan zone non sarà comunque semplice: recinzioni e controlli con metal detector sono opzioni usate già in passato ma comportano, spiega Spahn, “un numero enorme di ingressi e di personale”; mentre proibire l’ingresso agli zaini è praticamente impossibile visto che la maggioranza dei tifosi arriverà dall’estero e trascorrerà molte ore all’esterno del proprio alloggio. “Pianificazione e flessibilità da parte di tutti diventano quindi di primaria importanza – aggiunge – Durante la Coppa del Mondo 2006, il flusso di tifosi crebbe negli ultimi giorni e fu necessario comprare recinzioni e transenne da altri Paesi”. Con un potenziale rischio sensibilmente più alto, la Francia dovrà muoversi prima e coordinare i controlli di sicurezza filtrando il flusso in ingresso fin dalle frontiere, dove è altamente probabile una sospensione temporanea del Trattato di Schengen.