Per i prossimi Europei torneranno frontiere e controlli. E la polizia potrà verificare tutti gli ingressi nel Paese, anche da parte dei cittadini comunitari. È l’estrema ratio della Francia per garantire la sicurezza durante Euro 2016: sospendere Schengen per tutta la durata del torneo, con buona pace della libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione. Come accadrà anche in queste settimane per la Cop21, la conferenza sul clima che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Una doppia interruzione, a cadenza ravvicinata, che rischia di mettere in discussione il Trattato che rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’Europa unita.

La misura straordinaria è contenuta nell’istruzione del Ministero dell’Interno francese che regola il protocollo di sicurezza per Euro 2016, scoperta dal quotidiano Le Monde e di cui ilfattoquotidiano.it è entrato in possesso (scarica). Basta un comma di poche righe per fare un salto indietro di vent’anni: “Potrà essere sollecitato il ripristino del controllo alle frontiere per permettere i controlli dei tifosi, senza dimenticare lo stato di minaccia terroristica”. Il ministero scriveva queste parole lo scorso 19 ottobre, dopo l’attentato di Charlie Hebdo ma prima dei fatti di Parigi degli ultimi giorni. Adesso la possibilità che il provvedimento venga attuato è quasi una certezza.

Nessuna violazione: il Trattato prevede la possibilità di sospensione da parte degli Stati membri, per un limitato periodo e specifici motivi. Ed infatti è già accaduto in passato: l’ultima volta quest’estate, quando la Germania aveva reintrodotto i controlli in seguito all’emergenza migranti (ma solo per pochi giorni, e limitatamente al confine con l’Austria). È il minimo comune denominatore di tutti i precedenti: isolati, circoscritti nello spazio e nel tempo. L’Italia, ad esempio, lo fece in occasione dei due G8 (Genova 2001 e L’Aquila 2009). La Francia nel 2005 per gli attentati di Londra, la Norvegia nel 2011 in seguito alla strage di Utoya. C’è anche un precedente calcistico: l’Austria nel 2008, proprio per gli Europei. Ma in quell’occasione più che altro per regolare il flusso dei tifosi in maniera uniforme a quella della Svizzera (altro Paese ospitante, all’epoca non ancora parte di Schengen). E comunque il ripristino delle frontiere non ebbe ripercussioni sui possessori di passaporto comunitario, come anche in occasione di Euro 2012 in Polonia.

Stavolta si tratta di qualcosa di diverso. “Piccole interruzioni non sono un problema: Schengen è stato sospeso e continuerà ad esserlo in futuro per circostanze straordinarie”, spiega Federico Niglia, professore di Storia contemporanea presso l’università Luiss Guido Carli di Roma ed esperto di storia dell’Europa. “L’importante è che non si metta in discussione l’impianto generale del sistema”. Invece una doppia sospensione – per la Cop21, fino al 13 dicembre, poi di nuovo dal 10 giugno al 10 luglio 2016, due mesi in meno di un anno – non è un bel segnale per la tenuta di Schengen. E lo stesso vale per le nuove direttive dell’ultima risoluzione Ue, che prevedono controlli alle frontiere esterne anche su chi ha passaporto comunitario. “Troppe deroghe, troppi distinguo danno l’impressione che forse il sistema non è più adeguato al momento storico”. Con Euro 2016 l’Europa rischia davvero di tornare indietro di vent’anni, con i tifosi italiani fermi alla dogana. “Sì, ma non bisogna stupirsi”, conclude Niglia. “Schengen è figlio di un periodo in cui la sicurezza non veniva percepita come un’emergenza. Forse, purtroppo, le cose oggi sono cambiate”.

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