Mentre la politica ancora tace, il mondo delle associazioni inizia a mobilitarsi contro l’approvazione del provvedimento con cui il governo dà carta bianca alle banche sulla vendita forzosa degli immobili avuti in garanzia. Confedercontribuenti ha lanciato una raccolta firme in tutta Italia e anche online che verrà consegnata ai presidenti di Camera e Senato prima che il decreto legislativo venga discusso in Parlamento: “Facciamo appello al mondo dell’economia, della cultura, dei consumatori e dello spettacolo affinché ci diano sostegno in questa battaglia di civiltà in favore del popolo italiano – dice il presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro -. Questa legge metterà in ginocchio migliaia di famiglie che da un giorno all’altro si ritroverebbero sul marciapiede con le loro case vendute al meglio. Non possiamo stare fermi a guardare, gli italiani devono capire la gravità di quello che potrà accadere”.

Il punto è che il provvedimento governativo cancella di fatto l’articolo 2744 del codice civile e in caso di inadempimento del mutuatario (ritardo nel pagamento di 7 rate, anche non consecutive, così come stabilito dal Testo unico bancario) non sarà più obbligatorio per le banche rivolgersi al tribunale per poter entrare in possesso dell’immobile ipotecato e metterlo in vendita. Con l’atto del governo n. 256 alle banche è consentito di inserire nei contratti di mutuo, anche successivamente alla stipula, una clausola in cui si conviene che “in caso di inadempimento del consumatore la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo comporta l’estinzione del debito, fermo restando il diritto del consumatore all’eccedenza”.

La mano libera alle banche è anche fiscale, data l’esenzione dal pagamento delle normali imposte del 9% sul valore dell’immobile a favore del creditore o degli acquirenti in asta, a patto che questi ultimi rivendano poi l’immobile a un acquirente finale. E questo in un momento in cui le banche, guarda caso, si stanno specializzando proprio nel settore immobiliare con agenzie di loro proprietà. Vi è un rischio colossale di conflitti d’interesse (le banche sarebbero sia venditori, sia acquirenti magari attraverso proprie società d’intermediazione immobiliare o fondi) a danno dei consumatori e delle famiglie, che vedrebbero vendute le proprie case “al meglio” anche per inadempienze di entità minima a doppio vantaggio del creditore che rientra subito del credito vendendo a se stesso l’immobile a un prezzo irrisorio ed esentasse (fatta eccezione dei 200 euro di imposta sostitutiva), per poi rivenderlo all’acquirente finale ai prezzi di mercato. Uno scandalo perpetrato peraltro attraverso il recepimento di una direttiva Ue che non prevede queste norme e che si propone invece di aumentare le tutele a favore dei consumatori nell’ambito dei contratti di credito.

Questa norma va a colpire la parte più debole, le famiglie, i consumatori, e non si applica invece alle imprese cui sono imputabili la gran parte di quei 200 miliardi di sofferenze che zavorrano le banche italiane. Secondo i dati Unimpresa, le sofferenze bancarie sono dovute soprattutto ai grandi prestiti non rimborsati. In particolare, oltre il 70% delle sofferenze si riferisce a prestiti (non necessariamente mutui) di importo superiore ai 500mila euro, e quasi il 40% delle sofferenze è riferibile a meno di 6.000 soggetti che hanno ricevuto prestiti superiori ai 5 milioni. E’ evidente che il meccanismo che il governo vuole introdurre ha poco a che fare con il recupero delle sofferenze (dato che appunto incide solo sulle famiglie e non sulle imprese). Tra le forze politiche, solo il gruppo parlamentare Alternativa Libera ha denunciato la gravità di quanto sta accadendo. Speriamo non resti una voce isolata.