Televisione

Pequenos Gigantes, uno show messo in piedi per raccontare la Belen Rodriguez & Stefano Story

Qualcuno lo aveva presentato come un “Amici” per bambini, ma dell’intento originario è rimasto solo Maria De Filippi, purtroppo non a condurre ma solo come deus ex machina del progetto. Il programma è comunque una sorta di Marialand, riserva indiana per creaturine (riuscite o meno) di Nostra Signora della Tv

di Domenico Naso

Pequenos Gigantes è un programma televisivo incompiuto, è bene dirlo subito. Qualcuno lo aveva presentato come un “Amici di Maria De Filippi” per bambini, ma dell’intento originario è rimasta solo Maria De Filippi, purtroppo non a condurre ma solo come deus ex machina del progetto. Purtroppo, perché conduce Belen Rodriguez, e lo fa male. Ma la conduzione forse è il minore dei problemi: uno dei più grandi, per esempio, è la giuria composta da Claudio Amendola, Francesco Arca e Megan Montaner. Dice: chi? Forse vi dirà qualcosa in più “Pepa” del Segreto. E se non vi dice nulla nemmeno questo, buon per voi.

Amendola è in quella fase della vita e della carriera in cui accetterebbe anche un’ospitata alla Sagra del Carciofo romano (e non è detto che non ci sia stato sul serio, a ben pensare). Francesco Arca, beh, è Francesco Arca. Non ci si aspetta nulla da lui e nulla arriva in cambio. Coerente. Ormai si sente attore engagé, ma evidentemente non è riuscito a dire no a Nostra Signora della Tv, che lo ha lanciato dal trono di Uomini e Donne (è una delle colpe che l’ottima De Filippi dovrà pagare in questa o nell’altra vita).

Poi ci sono le squadre, cinque, capitanate da altrettanti baldi giovani, quattro dei quali legati a doppio filo a Maria: Maurizio, il postino di C’è posta per te; il ballerino Kledi e Stefano De Martino, ex Amici, ex senor Rodriguez. Il quarto è Attilio Fontana, già membro della dimenticabilissima boyband Ragazzi Italiani, poi attore e da poco rinato grazie al tocco salvifico di Tale e Quale Show. Il quinto infine è Rudy Zerbi, rinato a nuova vita televisiva grazie alla De Filippi. Pequenos Gigantes, dunque, è una sorta di Marialand, una riserva indiana per creaturine (riuscite o meno) di Nostra Signora della Tv.

I bambini sono stati scelti volutamente senza talenti spaventosi, tipo i piccoli mostri di Ti lascio una canzone. Sono bambini qualsiasi, che cantano, ballano e fanno altre trascurabili cose come se fossero a casa loro, in famiglia e tra amici. Si divertono, e questo ci fa molto piacere, visto che sono bimbi e questo dovrebbero fare. Il problema è che televisivamente la resa è pessima, perché il risultato è uno show raffazzonato senza organizzazione, persino senza una scaletta coerente.

La cosa più insopportabile di tutte, però, è la pantomima tra Belen e il marito separato Stefano De Martino. Sapendo che avrebbero partecipato entrambi al programma nonostante la recente separazione, si era creata una certa curiosità attorno al progetto, una voglia morbosa di scoprire come si sarebbero interfacciati i due. Ma quello che succede ogni venerdì sera su Canale5 è francamente stucchevole. Frecciatine continue, giochi delle parti, botta e risposta che sembrano studiati a tavolino, come unico filo conduttore di un programma che altrimenti di fili conduttori è totalmente privo.

I bambini, la giuria, le esibizioni, i coach sono un contorno buttato lì per caso, perché tutto ruota attorno al gossip, a quello stesso gossip che fa così tanto arrabbiare Belen. Se ne lamenta di continua, la showgirl argentina, e a volte veniva persino voglia di darle ragione. Quando poi, però, si assiste ai siparietti stucchevoli in tv con l’ex marito, la compassione va a farsi benedire e scatta un certo fastidio. Nulla di male a fare programmi di gossip e amorazzi, sia chiaro. Finché c’è pubblico (e purtroppo c’è), ci saranno anche quelli. Ma a questo punto evitiamo di mettere su uno show solo per la Belen & Stefano Story. Vadano a Uomini & Donne, si accomodino sul trono e raccontino all’attento pubblico “mariano” cosa succede nella loro vita di coppia. Perché Pequenos Gigantes doveva essere altro, e altro non è. Purtroppo.

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