Ma Nobita davvero era in coma e si è sognato tutto quel che è successo in Doraemon? Questa la domanda che è rimasta nell’aria ieri, durante la conferenza stampa tenuta da Cristina D’Avena, superospite della serata finale del Festival della Canzone Italiana 2016. Lei, Cristina, è davvero la più amata dagli italiani, almeno da diverse generazioni.

Regina indiscussa delle sigle dei cartoni animati, con un inizio carriera allo Zecchino d’Oro, suo il famosissimo Walzer del moscerino, Cristina D’Avena ha, con gli oltre sette milioni di copie vendute, cresciuto almeno due generazioni di italiani. Se a fianco dei bambini che sono stati introdotti dalle sue canzoni alla magia dei cartoni animati mettete i genitori di suddetti bambini e i nonni, ormai da tempo subentrati alle mamme, costrette a lavorare, per quel che riguarda i pomeriggi a casa, potete ben capire come, volenti o nolenti, davvero tutti conoscono la voce cristallina di Cristina e le sue canzoni.

Perché è bene chiarire una cosa, Cristina D’Avena è da oltre trent’anni Cristina D’Avena per la sua voce, sempre precisa e intonata, per questa solarità che riesce a infondere in ogni sua performance e per le canzoni che signori autori le hanno regalato. Poi, ovvio, di canzoni semplici, leggere, dirette ai più piccoli si tratta, ma la D’Avena è un signor personaggio da considerare con tutto il rispetto possibile. Stasera ci delizierà con un medley dei suoi classici, da Occhi di gatto a Dolce memole. La speranza è che Carlo Conti si faccia portavoce di tutta la Sala Stampa e finalmente ci dica come stanno realmente le cose su Nobita e Doraemon. Sono quasi trent’anni che ce lo stiamo chiedendo.