Sono passati 30 anni esatti da quando Eros Ramazzotti calco’ per la prima volta le assi del palco del Teatro Ariston di Sanremo, concorrente nella sezione Nuove Proposte del Festival della Canzone Italiana. E sono passati 30 anni esatti da quando Eros Ramazzotti ha vinto col brano Terra Promessa, andando a iniziare una delle carriere più brillanti nella musica leggera italiana. Una carriera fatta di successi, tanti. Un altro Festival tra i Big, con Adesso tu. E poi il successo internazionale, in Europa e in America Latina. Lui, il ragazzo nato ai bordi di periferia (possibile scrivere un pezzo ritratto su di lui senza citare queste parole?), di colpo proiettato nell’empireo della musica mondiale. Con la sua voce nasale, col suo pop ritmato e melodico, con il suo essere popolare senza se e senza ma. Milioni di copie vendute, duetti con artisti di fama internazionale, da Cher a Anastacia, una voce diventata iconica.

Oggi Eros torna da superospite a Sanremo, come già accaduto in passato, e ci torna nonostante la sua carriera abbia subito un rallentamento: i milioni di copie sono diventati prima centinaia di migliaia, poi, recentemente, decine di migliaia. Una ospitata questa, sulla falsa riga di quella della Pausini, che fa più comodo al cantautore che a Carlo Conti e il Festival. O che quantomeno fa comodo a tutti. Anche se nel caso di Ramazzotti il parallelo con Laura Pausini finisce qui. Se infatti il problema della cantante di Solarolo è di aver scollato se stessa dall’immagine di ragazza semplice, della porta accanto, che da sempre l’aveva accompagnata, lei che è dotata di una immagine molto più potente delle canzoni, nel caso di Eros il problema è proprio di non aver neanche azzardato una evoluzione, ancorato a una poetica sempre simile a se stessa che ormai, superati i cinquant’anni, è assolutamente poco credibile.

Per cui, andiamo a naso, molto probabilmente lo vedremo mettere l’una affianco all’altra vecchie hit, veri e propri classici della nostra musica leggera, certo non troppo profondi, ma sicuramente di impatto, e nuove canzoni, roba spesso priva non solo delle potenzialità per diventare classici, ma anche solo per superare la prova del tempo a media gittata. Dimenticati già domattina. L’effetto di questo mix sarà un po’ malinconico, come di chi pensa che vestendo con capi di abbigliamento destinati ai più giovani si riesca a nascondere rughe e calvizie incipiente. Certo meglio che ricorrere alla chirurgia estetica, ovvio, ma pur sempre operazione destinata al naufragio. Per cui ben venga il festeggiamento per i trent’anni di carriera. La celebrazione per quel che Terra promessa aveva promesso, appunto, e poi mantenuto. Andrebbe invece fatto un pensiero sulla necessità e intelligenza di invitare come superospite un artista in debito di ossigeno e numeri al Festival della Canzone italiana. Oh, magari poi Eros se ne esce con una battuta pro unioni civili, quella sì inaspettata e siamo pronti a rimangiarci tutto. Per ora rimaniamo perplessi, cuori agitati nel vento.