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Ballarò, Massimo Giannini ai renziani: “La Rai mi può licenziare, il Pd proprio no. La politica non decide i palinsesti”

Il conduttore del programma di Rai3 risponde in diretta ai renziani che lo hanno attaccato durante la settimana: "Non so se ridere o piangere, di cosa dovrei chiedere scusa? E' l'ennesimo attacco a chi cerca di fare informazione"
Ballarò, Massimo Giannini ai renziani: “La Rai mi può licenziare, il Pd proprio no. La politica non decide i palinsesti”
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Massimo Giannini non si è dimenticato le polemiche di questa settimana e soprattutto gli attacchi dal Partito democratico. E poco prima dell’inizio della puntata di Ballarò manda un messaggio su Twitter: “La Rai mi può licenziare. Il Pd, con tutto il rispetto, proprio no. Ci vediamo stasera a #Ballaro”. Non proprio le “scuse” e i “chiarimenti” che i democratici, o per meglio dire l’ala “dura” dei renziani, hanno chiesto per quasi l’intera settimana. Anzi Giannini in diretta rilancia. “Non so se ridere o piangere”, spiega. “La cosa mi indigna”, “Di cosa dovrei chiedere scusa?”, “È l’ennesimo attacco a chi cerca di fare informazione”. Per concludere: “Non spetta alla politica decidere ai palinsesti”. [brightcove]4735791840001[/brightcove]

Ad accendere la miccia era stato Michele Anzaldi, deputato e componente della commissione di Vigilanza Rai, il quale aveva detto che se era stato licenziato il capostruttura responsabile del programma di Capodanno, allora peggio aveva fatto, appunto, Giannini. Un’uscita che aveva fatto intervenire Roberto Saviano che aveva parlato di un nuovo editto bulgaro. “Non capisco cosa c’entra l’editto bulgaro – aveva replicato Anzaldi – Partiamo da un fatto: la calunnia è un reato. Ed è un brutto reato, un reato penale. La calunnia a mezzo stampa è un reato ancora più grave”. Il presunto “reato penale” (i reati sono tutti penali) sarebbe un aggettivo con il quale Giannini aveva definito la situazione, secondo lui anomala, nel caso di Banca Etruria che ha visto al centro il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi e la sua famiglia. Aveva parlato di “rapporto incestuoso”, nel senso di anomalo, non chiaro.

Una parola che non è piaciuta ai renziani. L’ultimo a insistere perché l’ex giornalista di Repubblica chiedesse scusa era stato Ernesto Carbone: “Né scuse, né chiarimenti – aveva dichiarato in una nota alcuni giorni fa – Dispiace che Massimo Giannini continui a non voler dare spiegazioni delle sue parole dell’altra sera. Risponderà in diretta? Gli siamo grati se riuscirà a svolgere fino in fondo il suo lavoro, proponendo imparzialità e correttezza ai telespettatori, ma sorprende che voglia utilizzare una trasmissione del servizio pubblico come se fosse nella sua disponibilità personale”.

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