Michele Anzaldi non è solo. Si ingrossano le file di esponenti del Pd che sostengono il deputato, ultras renziano, che ha messo nel mirino – da tempo – Massimo Giannini, conduttore di Ballarò e ex vicedirettore di Repubblica. Secondo Anzaldi Giannini ha fatto cose peggiori del funzionario Rai licenziato per i guai del programma di Capodanno e meriterebbe lo stesso trattamento. E così, accanto al deputato ex portavoce di Francesco Rutelli, si schierano ora altre due renziane di prima categoria, Francesca Puglisi e Alessia Rotta: entrambe componenti della segreteria del Partito democratico, cioè coloro che con Matteo Renzi guidano il partito: la prima è responsabile Istruzione, la seconda responsabile Comunicazione. Secondo entrambe è Giannini che deve chiedere scusa per l’espressione “rapporto incestuoso” usata per il caso Banca Etruria. “Può il conduttore di Ballarò offendere un ministro?” si chiede Mario Morgoni, un altro senatore peraltro ex Pci. Per parte del Pd, dunque, fa bene Anzaldi a dire ciò che dice, mentre per il momento i vertici del partito, compreso il presidente del Consiglio, restano in silenzio.

A nulla serve la reazione del cdr di Ballarò, cioè il sindacato interno della redazione, che si dice indignato per “l’ennesimo attacco intimidatorio” di Anzaldi “e di alcuni suoi compagni di partito”. La polemica monta e ora coinvolge non solo il M5s (che la scorsa settimana aveva parlato di Rai come tv fascista), ma anche il consigliere della Rai Carlo Freccero: “Verso Giannini siamo alle manganellate contro chi non si allinea a Palazzo Chigi? Al pensiero che anche alle ultime elezioni, almeno al Senato, ho votato Pd mi vergogno” dice all’AdnKronos. “Da direttore di Rai2 – aggiunge Freccero – ho vissuto il periodo dell’editto bulgaro in prima persona ma almeno allora non tutto il sistema mediatico, compresa la rete che dirigevo, era normalizzato. Ora la realtà è ben peggiore e la censura sembra lecita forse perché perpetrata da un sedicente centrosinistra. Orrore“. Di nuovo editto bulgaro aveva parlato già ieri Roberto Saviano. Ma ora si aggiungono le voci degli ex direttori del Corriere della Sera e di Repubblica, Ferruccio De Bortoli e Ezio Mauro, che pure hanno guidato i rispettivi giornali durante il ventennio berlusconiano.

Il centro di tutto è un termine usato da Massimo Giannini durante la trasmissione di martedì scorso. Per terminare un blocco in cui si era parlato di Banca Etruria e contenere l’intervento di Ernesto Carbone, parlamentare del Pd invitato in studio, Giannini aveva cercato di chiudere dicendo che comunque il caso dell’istituto aretino, in cui sono coinvolti il ministro Maria Elena Boschi e il padre Pierluigi, è quello di un “rapporto incestuoso“. Nessuno può pensare che il significato di quelle parole fosse letterale, l’aggettivo era inteso come “anomalo”, “anormale”. Ma per i renziani del Pd è inaccettabile. Parte lo stesso Carbone: “Le parole di Massimo Giannini? Io al posto suo chiederei scusa. Io ero lì a Ballarò, si parlava di banche e ognuno diceva la sua. Giannini mi ha detto: ‘è vero, non c’è conflitto di interessi, ma è innegabile che ci sia un rapporto incestuoso in questa vicenda’. Per me sono parole molto gravi da dire nel servizio pubblico”. Peraltro Carbone non si è mosso dalla sua poltrona in studio, non risultano sue proteste nei confronti di Giannini e ha parlato solo il giorno dopo con un tweet.

Per Alessia Rotta l’uso del termine “incestuoso” “è quanto meno inopportuno. Lo si può riconoscere o questo diventa un atto di lesa maestà? Rispondano su questo punto e non si cerchi di rivoltare la questione. Il servizio pubblico e chi lo rappresenta ha tutti gli strumenti, a cominciare da quelli dialettici, per raccontare i fatti senza dover cedere a toni inappropriati o gratuitamente offensivi. E spiace che ancora nessuno abbia chiesto scusa”. E ancora: secondo la senatrice Puglisi, molti (dal cdr a Beppe Grillo fino a Roberto Speranza) “intervengono a sproposito, l’unico che dovrebbe farlo invece sta in silenzio. Per chiudere il caso nato dopo le parole sbagliate e offensive usate a Ballarò basterebbe infatti solo una brevissima dichiarazione di Massimo Giannini: ho sbagliato”. Quasi sorprende, quindi, che a difendere il conduttore Rai sia Beppe Grillo dal suo blog. Il leader M5s la scorsa settimana aveva parlato di tv pubblica “fascista”. Grillo dice che Giannini e il direttore del Tg3 Bianca Berlinguer (un’altra che spesso finisce nel tiro al bersaglio dei renziani) rischiano il “licenziamento per lesa maestà”. “Per loro olio di ricino piddino – si legge sul blog – Nella Rai fascista i non allineati non sono tollerati, devono essere epurati. L’obiettivo: sostituirli con due leccaculo del premier. Tra poco ci saranno le nuove nomine in Rai. Giannini, Berlinguer e chiunque pensi di poter dire mezza sillaba sui guai del governo sono avvisati: o vi autocensurate o siete epurati”. Grillo ribattezza peraltro Anzaldi con il nome di Pavolini, il ministro della Cultura popolare della Repubblica Sociale Italiana. Al M5s si aggiunge anche Sinistra Italiana: Anzaldi, secondo Nicola Fratoianni (braccio destro di Nichi Vendola), “è totalmente fuori controllo. Ieri ha chiesto, di fatto, il licenziamento di Massimo Giannini, reo di aver criticato il governo e la ministra Boschi su Banca Etruria. Nei giorni scorsi la gogna pubblica era toccata al Tg3. Nella nuova tv di Stato nessuno può permettersi di criticare Renzi e il governo, o parlare di altri”. Ma la questione Rai e informazione ripropone la spaccatura interna al Partito democratico. La minoranza Pd torna all’assalto di Anzaldi, non solo con i senatori Federico Fornaro e Miguel Gotor, secondo i quali questa vicenda è la riprova che non c’è differenza tra la vecchia Rai e quella post-riforma: “Eravamo stati facili profeti nel prevedere che non sarebbero cambiate le vecchie abitudini e le tentazioni di commissari epuratori”. Alla loro si aggiunge la voce di Roberto Speranza, leader di una delle correnti di minoranza tra i democratici.

Qualcuno che dà ragione ai renziani comunque c’è: Maurizio Gasparri. “Non faccio certo l’avvocato d’ufficio della Boschi che ieri ho criticato decisamente al Senato per tutte le sue evidenti responsabilità – dice il vicepresidente del Senato – Giannini però ha platealmente fallito”. Per Gasparri Giannini è “strapagato”, mortifica “le tante professionalità interne” e ha distrutto “una trasmissione spesso discutibile ma, prima dell’attuale fallimentare conduzione, di indubbio successo. Il rapporto stipendio/risultati per Giannini è catastrofico. Va esonerato come quegli allenatori perdenti. Non è problema di tendenze politiche, ma di soldi buttati con risultati penosi”. Se alla Rai ci dovesse essere qualche problema per il direttore generale Campo Dall’Orto, insomma, c’è già chi si candida a fare il direttore dei programmi.