La sicurezza informatica dello Stato non può essere affidata a soggetti privati. Parola di Armando Spataro. Riferendosi all’ipotesi di una nomina di Marco Carrai a consulente del governo per la cybersecurity, il procuratore di Torino è stato tranchant: “E’ criticabile la scelta di affidare la sicurezza informatica a chi non proviene da esperienze istituzionali. Le nostre istituzioni sono preparate e in grado di farlo. Lo dico con rispetto dei ruoli, ma non abbiamo bisogno di ricorrere all’aziendalismo, sia pure efficiente, anche in questi casi”, ha detto il magistrato durante il convegno La società sorvegliata. I nuovi confini della libertà.

L’idea di Palazzo Chigi di nominare l’imprenditore amico di Matteo Renzi e presidente dell’azienda di sicurezza cibernetica Cys4 a capo dell'”Agenzia per la sicurezza informatica” inserita al vertice del nostro sistema dei servizi segreti e incardinata presso la Presidenza del Consiglio ha suscitato diversi dubbi e polemiche. Carrai rientra a pieno titolo tra i membri del cosidetto Giglio magico e secondo fonti appartenenti all’entourage del premier avrebbe lavorato a lungo ai fianchi di quest’ultimo per ottenere la nomina.

La prima problematica è di natura istituzionale: come si pensa di conciliare la figura del presidente della nuova agenzia con quella del sottosegretario all’Intelligence Marco Minniti? Gli 007, da parte loro, non hanno fatto mistero di non gradire eventuali invasioni di campo da parte di Carrai. Già da tempo i servizi lavorano in questo campo, attivando anche sinergie con le grandi aziende e gli operatori sensibili. Indipendentemente dal nome, andranno comunque calibrate competenze e specificità per evitare sovrapposizioni.

“Il capo dei servizi resta Minniti e in caso Carrai risponderà a Minniti – ha assicurato Renzi a Porta a Porta il 21 gennaio – quando si tratta di staff è giusto che ognuno porti i suoi come succede in America“, spiegava il premier aggiungendo che “serve una grande professionista su big data e cybersecurity e noi portiamo al governo i migliori”. Di certo, però, “se vuole venire a darci una mano, e ne sarei molto felice, deve mollare tutto quello che fa. Deve rimetterci un sacco di soldi”.

La decisione ha provocato la rivolta delle opposizioni. Il 20 gennaio il M5S ha chiesto una audizione di Renzi al Copasir, denunciando un progetto “dittatoriale” per spiare i cittadini: “La spudoratezza è oltre la soglia di tolleranza”, tuonava quel giorno Beppe Grillo. E Renato Brunetta e Maurizio Gasparri mettevano in scena un’occupazione simbolica del Copasir per denunciare l’assenza di membri in quota FI chiedendo urgentemente l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dei presidenti delle Camere.