C’è un uomo felice in questi giorni. Il suo nome è Carrai. Marco Carrai. Anzi, per la precisione agente Marco Carrai. Il suo amico e mentore Matteo Renzi lo ha incoronato zar italiano della cyber security e la nomina diventerà ufficiale nei prossimi giorni, quando la Presidenza del Consiglio avrà sfornato il decreto che farà nascere l’Agenzia per la sicurezza informatica e la inserirà al vertice del nostro sistema dei servizi segreti. Un parto che però non sarà facilissimo, tra gelosie, guerricciole di potere e conflitti d’interessi (dell’imprenditore Carrai).

Una nomina del genere, il premier ce l’aveva in mente da parecchio. Del resto è almeno dai tempi di Niccolò Pollari e Gianni De Gennaro che Palazzo Chigi si trastulla periodicamente con l’idea di nominare un super sceriffo della lotta contro hacker e phishing, una specie di Nicholas Negroponte “alla pizzaiola”. Il corpaccione dei Servizi, specie l’Aise (il Servizio esterno, ex Sismi), si è però sempre opposto per non perdere competenze conquistate negli anni e così si è arrivati al 2016 con una riforma a metà.

Carrai però fa parte del Giglio magico ed è un esperto di sicurezza informatica. Nell’entourage del premier giurano che “gli ha fatto una testa così” sulla guerra al cyber crime e chi segue il settore ricorda bene che nei mesi scorsi lo stesso Carrai, che ha alcune società nel ramo, ha spinto in ogni modo per ottenere un contratto con Telecom Italia. In questo aiutato e consigliato anche da Franco Bernabè, socio e amico di vecchia data, oltre che ex presidente della stessa Telecom.

Dopo mesi di pressing, Renzi si è dunque convinto della necessità di una nuova struttura ad hoc incardinata presso la Presidenza del Consiglio e nei giorni scorsi ha dato la lieta novella all’amico imprenditore, ai sottosegretari Luca Lotti e Marco Minniti (che ha la delega sui servizi di sicurezza) e all’immancabile Maria Elena Boschi. Il problema è che Carrai ha preteso la qualifica, per sé e per i suoi uomini, di agente segreto. Insomma, la famosa “licenza di uccidere”. Non che abbia in programma omicidi, ma il suo ragionamento è stato il seguente: “Se devo fare la guerra al crimine informatico, non basta essere una polizia, ma devo avere le prerogative e il raggio di azione dei servizi di spionaggio. Anzi, di controspionaggio”. Il discorso fila abbastanza dritto, ma pone un problema: il raccordo operativo con i Servizi (Aise, Aisi e Dis, Dipartimento per le informazioni e la sicurezza della Presidenza del Consiglio).

Lo schema su cui sta lavorando Renzi prevede dunque che l’agente Carrai e i suoi uomini siano incardinati funzionalmente sotto il Dis, diretto dall’ambasciatore Giampiero Massolo, in modo da avere la copertura operativa necessaria, ma poi dipendano direttamente da Minniti. Come la prenderà Massolo, per il quale pare peraltro che sia già pronta una poltrona da consigliere di Stato, è tutto da vedere. Della faccenda, in ogni caso, si sta occupando lo stesso Minniti. E non sarà una passeggiata neppure con l’Aise di Alberto Manenti.

Carrai, come detto,ha tutte le carte in regola per una simile nomina, al di là del fatto che la sua scelta da parte di Renzi rappresenta l’apoteosi del Giglio Magico (ci manca solo Davide Serra alla Consob). L’imprenditore fiorentino è tra i soci fondatori di “Cys4”, una società tutta dedicata alla sicurezza informatica, e in tale veste non ha esitato a fare un po’ il lobbista della categoria, facendo arrivare alle orecchie dell’amico premier la “notizia” che per le aziende italiane il cyber crime sarebbe una piaga da oltre 9 miliardi di euro di danni l’anno.

Di “Cys4” Carrai è il presidente, mentre l’amministratore delegato è Leonardo Bellodi, ex manager delle relazioni esterne di Eni. E tra i partner tecnologici della società vi sono alcuni esperti informatici israeliani. Carrai del resto è di casa a Tel Aviv, ha fatto da “piazzista” del gas israeliano presso Eni, vanta ottime relazioni con il governo di Netanyahu e il suo sbarco al vertice dei servizi italiani è certamente una buona notizia per Israele. Con la nomina a “Zar della lotta al cybercrime”, Carrai dovrà in ogni caso sterilizzare in qualche modo le proprie attività imprenditoriali nel settore. Le quote azionarie passeranno probabilmente al fratello oppure si darà vita al solito blind trust all’italiana, in cui nessuno formalmente si occupa di nulla, ma tutti ci vedono benissimo (specie al momento di incassare i dividendi).

Da il Fatto Quotidiano di sabato 16 gennaio 2016