Cavalli di Troia per entrare nella roccaforte europea: sono i passaporti siriani, autentici o meno, utilizzati da affiliati dell’Isis, per sbarcare “in incognito” in Francia e in altri Paesi europei. Ecco la nuova preoccupazione di Parigi (e non solo), questa mole indefinita di documenti d’identità raccolti da Daesh per entrare senza problemi nello spazio Schengen.

Nei giorni scorsi Bernard Cazeneuve, ministro francese degli Interni, ha chiesto chiaro e tondo ai suoi omologhi europei nuove misure “contro questi veri e falsi passaporti, molto difficili da individuare”. Da dove provengono? In parte sono recuperati dalle milizie dell’Isis sui campi di battaglia, sui corpi dei soldati morti dell’esercito di Bashar al-Assad. Poi sono stati ritrovati “vergini” negli uffici dell’amministrazione pubblica di centri siriani occupati dalle truppe di Daesh. Altri vengono fabbricati di sana pianta da un servizio apposito dello Stato islamico. Poi ci sono anche i passaporti autentici confiscati ai jihadisti che arrivano in Siria da Paesi europei, spesso non catalogati da polizie e servizi segreti. I loro documenti possono quindi essere utilizzati di nuovo da altre persone.

I documenti vengono ridistribuiti nei limiti del possibile a persone con caratteristiche fisiche simili a quelle dei titolari originari. “Contrariamente a quello che si pensa – ha dichiarato all’agenzia France Presse Christophe Naudin, criminologo specialista di frodi sui documenti d’identità – è molto facile entrare e uscire dallo spazio Schengen proprio grazie a questi passaporti”. Due siriani ne erano stati trovati accanto ai cadaveri di due kamikaze in azione lo scorso 13 novembre allo Stade de France, nella periferia nord di Parigi. Per uno dei due, che indicava come nome e cognome Ahmad alMohammad, gli inquirenti francesi hanno evocato fin dagli inizi la possibilità che provenisse da un soldato di Assad morto al fronte.

L’attentatore aveva presentato il passaporto al suo arrivo all’isola di Leros il 3 ottobre 2015 e così aveva fatto l’altro kamikaze, con un documento a nome Mohammad alMahmod. Poi è stato ricostruito il loro percorso attraverso la Serbia, la Croazia e l’Ungheria, fino alla Francia, sempre presentando i due passaporti, che in realtà non corrispondevano alle loro vere identità. Da sottolineare: sembra che i due si spostassero con una decina di altri giovani, pure loro muniti di passaporti siriani, di cui si sono perse le tracce. Sospettato di essere legato agli attacchi di Parigi, anche Ahmed Dahmani, di nazionalità belga e marocchina, fermato a metà novembre ad Antalya, in Turchia, era in possesso di un documento siriano vero ma non corrispondente alla sua identità.

Anche il franco-belga Abdelhamid Abaaoud, che avrebbe avuto un ruolo organizzativo importante negli attentati parigini e che è rimasto ucciso nell’attacco finale delle teste di cuoio francesi a Saint-Denis, sarebbe ritornato dalla Siria in Francia con uno di questi passaporti: lui, che era in testa nella lista dei jihadisti ricercati dalla polizia e dai servizi segreti di Francia. Anzi, proprio Abaaoud, secondo rivelazioni degli ultimi giorni da parte di fonti dell’intelligence a Parigi, avrebbe avuto un ruolo importante nello Stato islamico in questo traffico di veri-falsi passaporti. Altro caso interessante (e inquietante) è quello di un giovane di Troyes, un cittadino francese di 25 anni e di origini non arabe, convertito all’islam. Partito per la Siria nell’ottobre 2012, era diventato un jihadista agguerrito ed è stato fermato a Praga il 21 luglio scorso. Non si conoscono le sue generalità ma il suo nome di battaglia per Daesh era Abou Hafsa. Da poco è emerso che aveva presentato un passaporto svedese autentico di un giovane che nel frattempo era partito pure lui a combattere la guerra santa con l’Isis.

Il 31 dicembre poi due siriani, un uomo e una donna, di 24 e 31 anni, con falsi documenti di identità sono stati arrestati all’aeroporto di Genova mentre aspettavano di imbarcarsi per un volo diretto a Londra. Avevano due carte di identità belghe ma non parlavano una parola di francese, circostanza che ha insospettito gli agenti della polizia di frontiera. Sui telefonini gli investigatori della Digos hanno trovato foto di armi artigianali e scene di guerra. A quel punto, in base alla nuova normativa antiterrorismo, i due sono stati arrestati. Nelle valigie dei due fermati anche materiale cartaceo che è ora al vaglio degli inquirenti. Gli investigatori vogliono capire come i due sono arrivati in Italia e a Genova e cosa dovevano fare a Londra.

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