Sono cinque al momento i kamikaze di Parigi di cui si conoscono le identità: quattro erano cittadini francesi. L’ultimo a cui la Procura parigina è riuscita a dare un nome è Ahmad al Mohammad.

Gli altri sono: Ismaël Omar Mostefaï, il primo attentatore identificato. Nato a Courcouronnes, 29 anni, è un giovane padre di famiglia che vive a Chartres. Segnalato dal 2010 dai servizi francesi per il suo islamismo radicale, sarebbe stato in Siria nell’autunno del 2103 e nella primavera del 2014. Faceva parte del commando del Bataclan.

Samy Amimour – Nato il 15 ottobre 1987 a Parigi, era originario di Drancy. Era conosciuto dall’antiterrorismo per essere stato incriminato nel 2012 per associazione a delinquere in relazione a un’organizzazione terroristica, e posto sotto controllo giudiziario. Lavorava come autista di autobus della RATP, la compagnia del trasporto pubblico parigina, fino alle sue dimissioni arrivate nello stesso anno: è quanto riferisce BFM-TV. Nell’autunno del 2013, viola la libertà vigilata. Un mandato di arresto internazionale è stato emesso in quel momento. Suo padre si era recato in Siria, dove il 28enne si era trasferito nel 2014, per convincerlo a tornare in Francia. Senza successo. Il padre era stato intervistato da ‘M’, il settimanale di Le Monde. Samy Amimour faceva parte del commando entrato in azione al Bataclan.

Bilal Hadfi – Francese, nato il 22 gennaio 1995, residente in Belgio. Ha combattuto in Siria tra le fila dello Stato islamico, secondo una fonte europea citata dal Washington Post. Faceva parte dei tre kamikaze che si sono fatti esplodere vicino allo Stade de France.

Ibrahim Abdeslam – Francese, nato nel 1984 a Bruxelles, si è fatto esplodere davanti al caffè Comptoir Voltaire. È lui che aveva affittato in Belgio la Seat nera utilizzata dai kamikaze e che è stata ritrovata a Montreuil. È il fratello di Salah Abdeslam, per cui esiste un mandato di cattura internazionale.

Ahmad Al-Mohammad – Non è ancora confermato, ma sarebbe uno dei kamikaze vicino allo Stade de France e di cui è stato ritrovato il passaporto siriano. L’autenticità del documento è ancora da verificare ma esiste un legame tra le impronte digitali del kamikaze e quelle rilevate in un hotspot in Grecia a ottobre. Un uomo con questo passaporto è infatti stato registato sull’isola greca di Leros il 3 ottobre scorso. Avrebbe poi fatto domanda di asilo in Serbia e le sue tracce si sono perse in Croazia. Il nome era sconosciuto ai servizi segreti francesi.