“Parlo solo di restauri” dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi ai cronisti che lo attendono all’ingresso dell’area archeologica di Pompei poco prima di inaugurare le sei domus interessate da restauri, sia strutturali, sia degli apparati decorativi. Si tratta della Fullonica di Stephanus, la Casa del Criptoportico, la Casa di Paquius Proculus, la Casa del Sacerdos Amandus, la Casa di Fabius Amandio e la Casa dell’Efebo. Una spesa di quasi 3 milioni di euro per restituire alla pubblica fruizione ambienti famosi e di straordinaria bellezza.

Ma nella Basilica degli scavi si è celebrato anche altro. “Il lavoro costante, silenzioso, lungo, della Soprintendenza e della direzione generale del grande progetto – ha detto il ministro della Cultura Dario Franceschini – ha consentito di rispettare i tempi concordati con l’Unione Europea per impegnare i 105 milioni di fondi europei”. “La rinascita di Pompei è ormai evidente” dice Franceschini. Il progetto procede, insomma: 33 interventi conclusi, 14 dei quali riguardano interventi conservativi su monumenti, 26 quelli in corso, 5 quelli in attesa dell’avvio cantiere e 2 quelli in fase di gara.

Secondo Renzi la sfida di Pompei sarà vinta: “Qui c’è il passato straordinario dell’Italia e un grande pezzo del nostro futuro. Saremo sempre tenacemente e testardamente dalla parte della bellezza e di chi i problemi li affronta per risolverli”. A guardare i numeri le certezze lasciano spazio a diversi dubbi. Sui circa 44 ettari di superficie scavata ci sono 1500 monumenti conservati, per circa 2 milioni di metri quadri di strutture murarie, 17mila metri quadri di dipinti, 20mila di intonaci e 12mila di pavimenti. Pur accelerando i tempi, ma fermo restando il budget a disposizione, quanti potranno essere gli edifici che potranno beneficiare di interventi? Solo qualche giorno fa Roberto Cecchi, già segretario generale del ministero, ragionando su Pompei ha fatto il conto in una lettera al Corriere della Sera. A suo dire nel 2017 si potrà arrivare a non più di 70 edifici restaurati, pari al 5% del totale dei monumenti esistenti. Non è tutto. C’è un’altra questione, finora sottaciuta. Quella che riguarda il piano della conoscenza del sito. Si è scelto di intervenire prioritariamente su alcuni monumenti, ignorando l’effettiva situazione di tutto il complesso, sostanzialmente rimandando lo screening dell’area archeologica. Quanto questa scelta sia stata corretta nella pratica lo si scoprirà al termine del “Grande Progetto”. Forse. Di certo non lo è stata dal punto di vista metodologico, come è più che evidente a molti addetti ai lavori.

Da oggi Pompei riapre comunque al pubblico sei monumenti. Non solo, può anche contare su un video promozionale. Si chiama Pompei, eternal emotion il cortometraggio di Pappi Corsicato, prodotto dalla Scabec, la Società Campana Beni Culturali, per conto della Regione Campania. Fa parte di un progetto di valorizzazione “Pompei, un’emozione notturna” finanziato da fondi POIn “Attrattori culturali, naturali e turismo” FERS 2007-2013 Linea d’intervento II.2.1. Chiedersi se fosse necessario investire risorse in un video promozionale per un sito già ben noto anche oltreoceano, è lecito. Non rimane che sperare che attiri investimenti, per evitare che anche Pompei rimanga un’incompiuta. La scommessa di Pompei è ancora incerta.