Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, il sindaco M5S di Quarto Rosa Capuozzo non ha denunciato il consigliere grillino Giovanni De Robbio per la tentata estorsione contestata nell’inchiesta del pm Henry John Woodcock. Cercata al telefono, il sindaco non ha ritenuto finora di rispondere alla nostra richiesta di chiarimento su questo punto.

Resta il fatto che quando si recò dai carabinieri di Quarto, dopo averlo annunciato con un comunicato, Capuozzo riferì solo circostanze relative a un presunto trafugamento di atti dal Municipio – in particolare quelli relativi alle pratiche dell’immobile di famiglia – poi finiti nel dossier anonimo girato alla stampa su un suo presunto abuso edilizio, e spiegò le sue ragioni in merito alla vicenda urbanistica. In quel dossier forse c’era la stessa aerofotogrammetria sventolatale davanti agli occhi da De Robbio. Una foto che proverebbe (il condizionale d’obbligo, anche su questo ci sono accertamenti in corso) difformità sui tempi della dichiarazione allegata alla pratica di condono. Atti poi inseriti nel fascicolo di un’inchiesta conoscitiva della Sezione Ambiente della Procura di Napoli, diretta dall’aggiunto Nunzio Fragliasso. L’esperto magistrato napoletano sta facendo luce sulla storia della casa-studio-tipografia dell’avvocato Capuozzo e del marito.

Il presunto ricatto di De Robbio è invece emerso da un’altra indagine della Dda partenopea, pm Henry John Woodcock, e relativa a ipotesi di voto di scambio camorristico nel comune flegreo. Attraverso l’ascolto dei cellulari della famiglia Cesarano, ritenuta collegata al clan Polverino, l’antimafia ha ricostruito una presunta compravendita di consensi in favore del candidato consigliere dei 5 Stelle e, indirettamente, anche della Capuozzo, la candidata sindaco da sostenere al ballottaggio. Il pm ha quindi convocato la Capuozzo il 21 dicembre come testimone. Sette giorni dopo la decisione dello staff del M5S di sospendere De Robbio. Decisione assunta, spiegano fonti parlamentari grilline, perché “il consigliere era entrato in contrasto con il sindaco e non intendeva rispettarne il programma”. Non ci sono accenni alle circostanze dell’inchiesta. Davanti al pm, la Capuozzo ha reso il 21 e 22 dicembre due deposizioni dal tono diverso. Nella prima, non parla di ricatto. Nella seconda, lo conferma.

Il 21 dicembre il sindaco dichiara: “A inizio ottobre De Robbio venne a trovarmi a casa, mi mostrò una foto aerea – non molto chiara – di casa mia sul suo cellulare. Mi disse che c’era un problema urbanistico riguardante la mia abitazione, ma che dovevo stare tranquilla perché dovevo essere meno aggressiva, non dovevo scalciare, dovevo essere più tranquilla con il territorio. Non so dire con certezza se sia la stessa pubblicata poi sul giornale, non era molto chiara… Si presentò poi una seconda volta presso il mio ufficio insieme a un geometra di cui non ricordo il nome. De Robbio fece uscire le persone dalla stanza affermando che doveva tenere una conversazione privata. Rimasti soli, io lui e il geometra, mi disse che il geometra aveva la mia foto nella sua cassaforte, mi spiegò che era una persona molto capace e che poteva essere incaricato della gestione dei condoni edilizi come consulente esterno”. Ma fu o meno ricatto? Ecco la prima versione della Capuozzo: “Preciso che sebbene abbia riferito queste parole non fece alcuna pressione, né ci fu un collegamento diretto da parte sua delle due questioni, ovvero del possesso della foto di casa mia da parte del geometra e del relativo incarico di consulente da assegnare”.

Il pm la risente il giorno dopo, vuole precisazioni e chiarimenti. Il tenore delle risposte cambia. “Quando De Robbio mi diceva che non dovevo ‘essere aggressiva con il territorio’, intendevo dire che De Robbio pretendeva che io lo coinvolgessi nelle scelte dei capo settori e degli assessori, non condivideva che li avessi scelti da sola per giunta individuando persone estranee a Quarto. Lui pretendeva di essere coinvolto nella predisposizione del piano regolatore. Io ho capito che ci sono interessi enormi”. E conferma che De Robbio voleva far assumere il figlio di Mario Ferro (ex esponente Pd, ndr) al cimitero, e che voleva presentargli degli imprenditori amici cui affidare la gestione dello stadio. Ed ecco la questione della foto. Dice la Capuozzo: “E’ evidente che facendomi vedere le foto della casa di mio marito intendeva ‘controllarmi’, in questo senso anche io stessa ho usato il termine ‘ricatto’”. E fa il nome del geometra che la custodiva in cassaforte, che il giorno prima non ricordava: Giulio Intemerato. “Devo ammettere – aggiunge – che in particolare la terza volta in cui De Robbio mi ha fatto vedere le foto ho percepito fino in fondo la sua intimidazione, ed ero davvero esasperata… ammetto di aver paura di De Robbio, ho paura che possa arrivare alle mani”.