Dopo gli iniziali annunci trionfalistici conseguenti alla presentazione dell’emendamento del Governo alla legge di stabilità, il quale sembrava cancellare gli scempi fatti con lo Sblocca Italia per consentire le trivellazioni petrolifere entro le 12 miglia dalla costa, la politica e le principali associazioni ambientaliste, che sono cadute nell’imbroglio comunicativo del governo Renzi, si sono tenute alla larga dalla questione. Il problema risiede nel fatto che i deputati di Alternativa Libera – Possibile nel corso dell’esame della Stabilità in Commissione Bilancio alla Camera si sono accorti che quell’emendamento del governo era invece un grande piacere ai petrolieri visto che cancella i referendum sulle trivellazioni e dà tutti poteri al Consiglio dei ministri e per di più consente di continuare ad estrarre petrolio anche entro le 12 miglia.

Infatti, la concessione Argo 2, posseduta da Eni ed Edison, che si trova entro le 12 miglia dalla costa siciliana, davanti a Gela, non sarà revocata visto che l’emendamento del Governo prevede che ‘i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi’. Inoltre, la norma potrebbe fare salvo anche il progetto di Ombrina Mare 2, situato entro le 12 miglia dalla costa abruzzese, visto che l’emendamento del Governo fa salve le concessioni rilasciate prima dell’entrata in vigore della legge di Stabilità prevista per gennaio 2016. Il progetto Ombrina ha infatti completato l’iter autorizzatorio ed è in attesa del rilascio della concessione, che potrebbe arrivare entro la fine di quest’anno. Anche se il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, sostiene di aver saputo dal Governo che Ombrina ‘non si farà’. Come se non bastasse c’è persino dell’altro.

Infatti, con sequela di abrogazioni di commi e di “pezzettini” di leggi, il Governo sta provando a portare sotto la sua competenza tutti i poteri, nel caso in cui nella Conferenza di Servizi emergano dissensi tra le parti chiamate ad esprimersi sulle trivellazioni e le attività di ricerca, cioè qualora i procedimenti autorizzatori si dovessero bloccare. Tagliando fuori di fatto gli enti territoriali dalla partita. L’emendamento del Governo crea inoltre un caos normativo in cui qualsiasi giudice che sarà chiamato in futuro ad applicare tali norme rimarrà impigliato. Il disegno è chiaro: si vuole cancellare il referendum e creare tutte le condizioni giuridiche necessarie perché i magistrati possano decidere senza problemi a favore o contro qualsiasi infrastruttura energetica rimanendo sempre nel pieno rispetto della legge.

Peccato che il Governo, nell’architettare questo meccanismo complicatissimo si sia dimenticato dell’articolo 3 della Costituzione che vieta la creazione di norme discriminatorie, ciò che invece è stato fatto, visto che i giacimenti già autorizzati potranno essere sfruttati fino al loro esaurimento, mentre quelli che saranno autorizzati in futuro avranno una vita massima di 30 anni, salvo che non si stabilisca diversamente con decreto del ministro dello Sviluppo Economico da adottarsi caso per caso. Ciò determinerà un trattamento discriminatorio che mal si concilia col dettato costituzionale. Con buona pace del principio dell’affidamento del diritto. Questo significa che il Parlamento si appresta a votare una legge di Stabilità incostituzionale per la parte relativa alle trivellazioni. L’ultima perla inserita nella legge di stabilità riguarda la cancellazione del Piano Nazionale delle Aree con cui lo Stato e le Regioni si sarebbero dovuti accordare per decidere come sfruttare le risorse energetiche nazionali nel rispetto delle peculiarità, ambientali, agricole, culturali e paesaggistiche dei diversi territori. Così il Governo di Matteo Renzi ha gabbato molti di coloro che sono contrari alle trivellazioni selvagge, che potranno continuare quasi indisturbate. Ma i deputati di Alternativa Libera – Possibile hanno proposto un emendamento alla legge di Stabilità che sarà votato domani dall’Aula della Camera per fare salva la previsione del Piano Nazionale delle Aree, affidando alla Conferenza Stato Regioni il compito di predisporlo in modo che siano gli enti territoriali, che conoscono bene i propri territori, a decidere come e dove utilizzare le risorse energetiche nazionali”.

di Pippo Civati e Marco Baldassarre – Alternativa libera possibile