Gli Usa sanzionano tre gruppi “dell’estrema sinistra”, nel mirino anche il collettivo italiano Autistici/Inventati
C’è anche un nome italiano, e decisamente singolare, nella nuova offensiva del Tesoro degli Stati Uniti contro quelle che Washington definisce reti terroristiche di estrema sinistra: Autistici/Inventati. Il collettivo italiano è stato inserito tra le tre organizzazioni colpite dalle sanzioni americane insieme al britannico Palestine Action e all’organizzazione transnazionale Masar Badil. “Gli estremisti di sinistra, le loro organizzazioni di facciata e coloro che li sostengono sono avvertiti: useremo tutto il peso dei nostri strumenti economici”, ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent.
Secondo il Dipartimento del Tesoro, Autistici/Inventati sarebbe un’organizzazione italiana di estrema sinistra che mette a disposizione di “gruppi estremisti violenti di sinistra” una serie di strumenti e servizi tecnologici. Tra questi, secondo l’accusa americana, hosting di siti web, posta elettronica cifrata, servizi di chat e videoconferenza.
Washington sostiene inoltre che il collettivo abbia fornito i propri servizi anche a organizzazioni già sottoposte a sanzioni, tra cui il Pkk. Le accuse americane riguardano dunque non un coinvolgimento diretto in azioni violente, ma il presunto supporto tecnologico e infrastrutturale a soggetti che gli Stati Uniti considerano parte di reti terroristiche. Il provvedimento del Tesoro inserisce Autistici/Inventati in un’azione più ampia rivolta contro tre realtà che Washington considera collegate al terrorismo di estrema sinistra.
Nel mirino c’è innanzitutto Palestine Action, organizzazione britannica che secondo il Tesoro avrebbe sostenuto dal 2020 “numerosi atti di terrorismo”. Tra le azioni citate ci sono irruzioni in infrastrutture della difesa e installazioni militari britanniche, oltre a operazioni che avrebbero provocato danni per milioni di dollari. Palestine Action era già stata proscritta dal Regno Unito come organizzazione terroristica nel luglio 2025, ma gli attivisti sono stati assolti in alcuni casi dalle accuse. Gli Stati Uniti hanno ora adottato una propria misura sanzionatoria, designandola come Specially Designated Global Terrorist.
La terza organizzazione è Masar Badil, realtà transnazionale legata all’attivismo palestinese che rientra, secondo Washington, nella rete presa di mira dal nuovo pacchetto di misure. La decisione americana ha quindi una portata che va oltre le sole attività direttamente violente: nel caso italiano, il punto centrale è proprio l’accusa di aver messo a disposizione infrastrutture digitali e strumenti di comunicazione. È un elemento particolarmente rilevante perché porta nel campo delle sanzioni antiterrorismo anche servizi tecnologici utilizzati per garantire privacy, comunicazioni sicure e gestione autonoma di contenuti online.
Le misure del Tesoro americano comportano, per i soggetti designati, il congelamento dei beni e degli interessi patrimoniali soggetti alla giurisdizione statunitense e, in generale, il divieto per le persone e le entità statunitensi di effettuare transazioni con loro, salvo autorizzazioni previste dalla normativa.
“Oggi abbiamo appreso che il governo degli Stati Uniti ha deciso di inserire un piccolo collettivo di volontari e attivisti digitali italiani nell’elenco delle organizzazioni terroristiche mondiali meritevoli di sanzioni. Non ci fermeremo e continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, opponendoci in ogni modo alle accuse false costruite da un’amministrazione politicamente disperata – si legge in un comunicato del collettivo di attivisti di sinistra sanzionato mercoledì – insieme al gruppo palestinese “Palestine Action” – dal dipartimento del Tesoro americano per aver fornito “architetture digitali specializzate, strumenti e servizi a cellule Antifa e ad altri estremisti violenti di estrema sinistra”.
“Noi respingiamo al mittente tutte le accuse presentate in tali dichiarazioni – spiega il collettivo – e allo stesso tempo riaffermiamo con forza il nostro impegno nel fornire una piattaforma di strumenti di auto-difesa digitale per permettere ad attivist*, singole persone, gruppi e associazioni di comunicare liberamente. Protestare non è terrorismo. E tutti hanno il diritto di prendere parola e di lottare per tutta l’umanità”.
Articolo aggiornato il 27 agosto 2026