“Resto profondamente democristiano, uno moderato che ama le cose semplici, che ha la cultura dei valori della vita. Se posso portare un piccolissimo contributo di consigli a quelli che vorranno ricostruire quest’area, allora sì, c’è la mia disponibilità”. Lo afferma Salvatore Cuffaro, il giorno dopo l’uscita dal carcere e l’annuncio di volere andare in Africa, in Burundi, a fare volontariato, in un’intervista all’Adnkronos.

L’ex governatore Udc della Sicilia, all’uscita dal carcere di Rebibbia, dove ha finito di scontare la pena per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, aveva detto di essere “andato a sbattere contro la mafia” e di aver “pagato per questo, altri no”. “Deluderò molti miei amici, ma non tornerò a fare politica attiva – dice – Confesso, però, che mi fa piacere sentire dire che la gente vorrebbe che io tornassi a fare politica. Soprattutto perché pensa che non tutte le cose che ho fatto sono state sbagliate o forse perché le persone hanno riconosciuto il tratto umano. Molti pensano che il mio ritorno potrebbe essere utile alla Sicilia“.

E il giudizio sull’attuale governatore della regione siciliana è tranciante. “Rosario Crocetta è un presidente inadeguato, è certamente una brava persona, è contro la mafia, questo è indiscutibile, ma è inadeguato a governare la regione, lo dissi un mese dopo la sua elezione e lo ripeto adesso. Nonostante siano trascorsi tre anni dal suo insediamento, “non ha ancora capito quale sia la macchina amministrativa, come funziona e come deve svolgersi. Ma ripeto: per me è una persona che merita rispetto”.

A salutare l’ex politico Udc si sono recati amici di vecchia data, politici ancora in carica ed ex politici, oltre a diversi parenti. C’è un gran via vai, dalle prime ore della mattina, sotto l’abitazione di Cuffaro. Alle otto del mattino si sono dati appuntamento davanti al Gran Cafè Nobel, in piazza Sperlinga, cuffariani doc come l’ex assessore comunale Felice Bruscia e il deputato regionale Toto Cordaro. “Non posso più deludere la mia coscienza e la mia famiglia. Poi confesso che in questi cinque anni ho visto un allontanamento dalla politica che non ho più riconosciuto”. E conclude: “Ho ricevuto 14mila lettere da tutta Italia che mi hanno fatto piangere. Finché mi scrivono i miei amici lo capisco, ma mi hanno scritto persone che non erano miei ‘clientes‘, come dicono alcuni, ho capito che c’era tanta gente che mi voleva bene e questo mi fa bene”.