Venezuela elezioni 675

Alla fine le urne venezuelane hanno registrato una pesante sconfitta del governo chavista. Per la seconda volta in quasi vent’anni e venti appuntamenti elettorali di vario genere (alla faccia della “dittatura” di cui blaterano venduti e ignoranti), l’opposizione ha vinto e non è possibile mettere pezze a colori per nascondere il significato di queste elezioni. I risultati, quindi, obbligano Maduro, governo e PSUV a un’attenta riflessione autocritica. Certamente ha giocato contro il governo la crisi economica e la riduzione del prezzo del petrolio. Né era certamente possibile, in un periodo relativamente limitato, impostare un’economia diversa da quella tradizionale basata sulla rendita petrolifera. Tale strada resta ad ogni modo obbligatoria e costituirà, insieme alla lotta alla criminalitàe alla corruzione, la principale sfida da affrontare per tutto il sistema politico venezuelano.

Altro compito fondamentale è quello di rafforzare la componente democratica partecipativa, nel quadro dello Stato di diritto delineato dalla Costituzione del 1999, nonché di mantenere ed estendere  i provvedimenti a favore dei meno abbienti e degli esclusi, alla ribalta nel Paese da tale anno dopo decenni, se non secoli di totale emarginazione. Ciò comporta altresì una repressione implacabile dei profittatori, evasori fiscali e accaparratori di generi di prima necessità che hanno svolto un ruolo non trascurabile nel determinare l’attuale situazione di dissesto economico, avendo fra l’altro anche la finalità del tutto politica di screditare il governo.

La vittoria dell’opposizione c’è stata ma non ne è ancora chiara la dimensione, che determinerà varie ipotesi in base alle articolate previsioni contenute nel testo costituzionale. Non è certamente nuovo il caso di un presidente obbligato alla coesistenza con una maggioranza parlamentare di orientamento diverso. Ne abbiamo visti moltissimi, dagli Stati Uniti alla Francia ad altri Paesi che seguono il sistema presidenziale. Non si vede perché per il Venezuela dovrebbe essere diverso. Ciò significa che, salva la possibilità di un referendum revocatorio se saranno soddisfatte le condizioni costituzionalmente previste, Maduro ha ancora di fronte a sé quattro anni di presidenza, durante i quali dovrà cercare un dialogo con l’opposizione vittoriosa alle elezioni parlamentari e, soprattutto, con il popolo venezuelano che in parte gli ha voltato le spalle per ragioni che andranno adeguatamente approfondite.

Soluzioni miracolistiche, per risolvere gli accennati mali storici di un Paese pur ricco di materie prime ma da sempre assoggettato al dominio semi coloniale dell’Impero, non potranno certamente essere praticate da nessuno. La strada della riconquista dell’autonomia nazionale non è un percorso facile, ma resta una strada obbligata per chiunque non voglia limitarsi a riproporre il logoro cliché di uno Stato finto in realtà completamente in balia dei centri di potere finanziario, economico e politico globali. Centri che hanno avuto un ruolo fondamentale nel determinare la sconfitta elettorale di domenica scorsa e che continueranno a contrastare con ogni mezzo possibile, lecito e illecito, l’affermazione di governi alternativi all’iniquo sistema mondiale esistente, basato sul predominio della finanza fannullona e parassitaria.

Il chavismo, che resta una forza che raccoglie il 40% dell’elettorato e una parte importantissima della società, organizzata e cosciente, deve aprire al suo interno, con umiltà e tenacia, una riflessione autocritica che consenta la riconquista della maggioranza dei consensi e il mantenimento delle conquiste popolari realizzate negli ultimi diciotto anni. Come scrive Marco Consolo: ” Non rimarranno con le braccia incrociate, né staranno a guardare impotenti, le circa 3000 “comunas socialistas”, embrioni di contro-potere territoriale costruiti in questi anni su impulso del Comandante Chávez. Non staranno a guardare le donne, i lavoratori, né gli “invisibili” della “quarta repubblica” che hanno ritrovato la loro dignità grazie al processo di profonda trasformazione in senso socialista. Il braccio di ferro della lotta di classe da oggi vive una nuova fase storica”.

Maduro ha con onestà riconosciuto la sconfitta e pronunciato frasi importanti sul fatto che, comunque, ha vinto la democrazia. Bisogna sottolineare la differenza di stile, rispetto all’opposizione che, ogni volta che è stata sconfitta, ha invocato inesistenti brogli elettorali. E’ giunto il momento, anche per l’opposizione che oggi è investita di importanti responsabilità, di cambiare stile. Ci riuscirà? E che ruolo potrà giocare oltre a cavalcare il malcontento? Preservare la democrazia e realizzare il quadro sociale ed istituzionale complesso e articolato creato con la Costituzione bolivariana del 1998, una Costituzione al tempo stesso democratica e rivoluzionaria, deve restare un imperativo per tutte le forze che vogliono davvero il bene del Venezuela e del suo popolo.