Era attesa come l’assemblea dei chiarimenti, come il momento del confronto dopo la richiesta di primarie per le amministrative, messa nero su bianco in una petizione firmata da 75 militanti ed eletti (diventati poi 90) e dopo che l’attivista Lorenzo Andraghetti ha chiesto di poter sfidare il candidato sindaco M5S a Bologna Massimo Bugani. E invece all’incontro di mercoledì 2 dicembre proprio la sedia di Bugani, già consigliere comunale e principale obiettivo della protesta, è rimasta vuota tutta la sera. Al circolo Mazzini, quartiere generale dei 5 stelle bolognesi, lo aspettavano diversi attivisti e consiglieri, in gran parte della provincia, in cerca di spiegazioni sul metodo di scelta dei candidati per le prossime amministrative. Ma lui ha preferito non presentarsi.

E’ toccato quindi al collega consigliere Marco Piazza cercare di calmare una sala agitata e nervosa, spaccata in due fazioni opposte, con fedeli alla linea di Bugani da una parte, e critici dall’altra. L’incontro inizia alle 21.30. Ci sono circa 100 persone, molte sono sul piede di guerra e l’aria appare tesa fin da subito. Piazza va dritto al punto:“Io e Bugani abbiamo accettato di candidarci a patto di avere la nostra squadra. Abbiamo chiesto al direttorio e allo staff se si poteva fare e se questo rispettava le procedure. Loro ci hanno risposto di sì. Quindi se avete dubbi sulla violazione del Non Statuto dovete chiedere a loro”. Il consigliere prova a difendere la scelta di non sottoporre i nomi al voto. “Abbiamo voluto scegliere persone di fiducia, in grado di portare avanti il programma” dice, puntando poi il dito contro chi lo contesta: “Voi dove eravate quando abbiamo annunciato la candidatura a giugno e cominciato a lavorare sul programma? Io in assemblea non ho mai visto nessuno di voi e nessuno ha mai alzato la mano per dire che non era d’accordo”.

Spiegazioni che però non bastano a placare gli animi. Il malumore si può quasi toccare. Un militante sbotta: “Queste sono le logiche del Pd” dice scuotendo la testa. Tanti sono d’accordo con lui. Alcuni parlano di rispetto dei principi del Non statuto, e fanno appello ai valori da sempre cavalli di battaglia del Movimento. “E’ normale che nel Movimento 5 stelle ci sia un candidato non votato da nessuno con 36 candidati consiglieri non eletti dalla base e ancora segreti?” accusa Giorgio Paglieri, consigliere comunale di San Giorgio in Piano (nel bolognese) e firmatario della petizione. “Qualsiasi persona del Movimento si farebbe qualche domanda di fronte a questa situazione”. Quello della lista, già certificata ma a oggi ancora sconosciuta a gran parte dei militanti, è un nervo scoperto. “La lista deve essere frutto di una scelta condivisa. Così invece state deragliando e violando i principi di trasparenza e partecipazione dal basso, su cui ci siamo sempre basati. E per il 99% delle persone che votano 5 stelle quei principi sono inderogabili”.

Gli fa eco Marco Gherardi, consigliere di quartiere a Bologna. “Come faccio a criticare il Pd e le liste calate dall’alto, se noi poi facciamo la stessa cosa? A Bologna un gruppo ristretto di persone ha scelto i nomi da candidare, e li ha fatti certificare senza sottoporli al giudizio degli attivisti. Mi meraviglio di dover ribadire queste regole di trasparenza proprio nel Movimento 5 stelle ”. Prende il microfono Lucio Tancorre, militante da molti anni. E’ agitato: “Se ammettiamo questa deroga creiamo un precedente e diventiamo come il Pd. Facciamo un passo indietro, torniamo a dove siamo partiti”. Parte l’applauso. “Dov’è Bugani? Cos’ha di meglio da fare questa sera?” attacca il consigliere comunale Silvio Vitali.

Il tono della voce si alza. Una donna prende la parola, per difendere Bugani. “L’ha fatto per avere una squadra di governo e per vincere. Non possiamo rischiare come in passato”. I casi degli espulsi Favia e Defranceschi bruciano ancora. Altri le vanno dietro, se la prendono con i firmatari: “Non vi siete mai fatti vedere alle assemblee e ora venite qui a criticare?”. Dopo un’ora e mezza i due gruppi rimangono sulle stesse posizioni di partenza. Molti litigano tra loro, altri se ne vanno prima della fine delusi e arrabbiati. “Noi non vi legittimiamo” dice qualcuno avvicinandosi alla porta. Un punto d’incontro sembra sempre più lontano.