“Taggare”. E’ questa la nuova parola d’ordine declinata dal presidente del Consiglio, a presidio della sicurezza dei cittadini, dopo gli attentati di Parigi. Il termine, molto atecnico, diciamo cosi, sembra in realtà obbedire ad un preciso ordine di idee ed a precise modifiche normative.

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La prima modifica riguarderà probabilmente l’uso della videosorveglianza nelle strade italiane, attraverso l’introduzione di tecniche di analisi preventiva. Il Presidente del Consiglio ha, infatti, utilizzato anche i termini di videosorveglianza e controllo facciale.

Nonostante la scarna informazione sul punto, è quasi certo che sia così, dal momento che il riconoscimento facciale serve ad evitare il compimento di attentati ad opera di sconosciuti e non avrebbe senso adottare tecniche di riconoscimento facciale se non per prevenire gli spostamenti e la commissione di attentati ad opera di potenziali terroristi.

In proposito, noi siamo abituati ad immaginare la videosorveglianza come un qualcosa di successivo all’accadimento di un determinato evento ovvero la registrazione video di ciò che accade in un determinato luogo in un particolare momento. Le videoriprese, però, attraverso tecniche di controllo facciale o comunque tecniche di controllo biometrico che analizzano preventivamente determinati luoghi ed accadimenti, hanno anche una funzione predittiva.

Oggi, le telecamere intelligenti (ad esempio, collocate su lampioni stradali) sono in grado di analizzare ad esempio l’esistenza di fonti di calore sospette, la presenza di individui che si comportano in modo anomalo, il colore e la forma di una borsa e ciò che può essere contenuto all’interno. Il modello che si seguirà con tutta probabilità è, dal punto di vista del numero delle telecamere, quello inglese (Londra è la città più controllata al mondo) mentre dal punto di vista delle tecnologie da usare, quello israeliano.

Per fare questo però Renzi dovrà proporre una legge, o, molto più probabilmente un decreto legge, superando le attuali norme poste dal Garante Privacy in tema di videosorveglianza, che vedono al contrario con forte sospetto queste attività.

Ad oggi infatti la videosorveglianza nel nostro paese è regolata non da norme ma dagli atti del garante Privacy, ed in particolar modo da un provvedimento del 2010 di quest’ultimo organo, con l’eccezione della videosorveglianza negli stadi, che, sull’onda di emozioni popolari, è stata regolata con norme vere e proprie nel 2005.

E’ molto probabile che Renzi sfrutterà questo precedente per introdurre le nuove norme con legge o con decreto, quest’ultimo da adottare in caso accada qualcosa di eclatante anche in Italia, seguendo il modello adottato dalla stessa presidenza del Consiglio dopo Charlie Hebdo, per quel che riguarda i poteri delle forze di polizia.

Il decreto antiterrorismo, approvato quest’anno ha, infatti, esentato a fin di bene ovviamente le forze di polizia, attraverso una modifica dell’art 53 del Codice Privacy, dal rispetto di molte norme del codice della Privacy. E’ probabile che Renzi forzerà la mano dal punto di vista normativo anche sulle banche dati e sull’interconnessione tra sistemi informativi, il vero pallino del nostro presidente del Consiglio, non solo nel settore del terrorismo.

Ad esempio è altamente probabile che il Presidente del Consiglio, avvalendosi del mandato conferito dal recente Consiglio europeo sulla sicurezza e la giustizia, che ha affrontato anche questo tema, studierà norme in grado di superare i principi da sempre stabiliti dal Garante Privacy, ovvero che l’interconnessione e tra banche dati dei semplici cittadini, deve essere adottata con estrema cautela, per non esporre lo stesso cittadino ad una analisi invasiva e preventiva dei propri comportamenti.

La prima (e più importante) banca dati che subirà una probabile modifica appare essere quella del Dna.

La vicenda della banca dati del Dna, che dovrebbe identificare una vasta gamma di soggetti, dalle persone scomparse ai condannati, ma anche gli indiziati di delitti sottoposti a fermo, appare ferma, dopo che il Consiglio di Stato a settembre di quest’anno, come puntualmente riportato dal Fatto quotidiano, ha posto un severo stop alla regolamentazione preparata dalla Presidenza del Consiglio, arrivando a criticarne anche lo stesso linguaggio adottato.

Anche qui probabilmente il Presidente del Consiglio proporrà una modifica che consentirà di allargare ad altre categorie di cittadini (o di stranieri) la raccolta e conservazione del Dna, per raggiungere l’obiettivo di avere una banca dati del Dna simile a quella in uso in Gran Bretagna, ove 4,5 milioni e mezzo di cittadini, sono schedati e catalogati in base al Dna.

Quale che siano le scelte normative, appare chiaro che il concetto di privacy dei cittadini, come noi lo abbiamo conosciuto, sia destinato ad andare in soffitta, sostituito da un monitoraggio costante ed interconnesso di gusti, tendenze, dati sensibili, spostamenti dei cittadini italiani.

Con buona pace del diritto ad essere lasciati soli.