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“L’Islam è un insieme di terroristi ed estremisti che formano l’Isis”. Giorgio non ha letto la prima pagina di Libero ma ai compagni spiega così gli autori della strage del 13 novembre.

Fino a giovedì scorso Parigi nelle nostre classi era la Tour Eiffel e Disneyland. Lunedì, al rientro in classe, sul foglio bianco “Fabriano” il simbolo della capitale francese è disegnato con accanto un cartello “Non vogliamo la guerra”. Il dizionario dei bambini in 48 ore è cambiato: “Questo è solo l’inizio della terza guerra mondiale”, annuncia Luca, 10 anni.

Prima del venerdì nero giocavano a fare l’Isis, ora quelle quattro lettere sono sinonimo di paura, terrorismo, strage. Non stiamo più parlando di teste mozzate riprese in luoghi lontani da noi ma di una vicenda che è entrata a far parte della nostra storia. Anche i bambini l’hanno capito: “Dopo quello che è successo – spiega Marta – mi sento molto male perché magari sei al bar a berti una Coca nel fine settimana e ti sparano”.

Ciò che non è chiaro è chi è l’Isis, che cos’è l’Islam, chi sono gli estremisti, dove sono l’Iraq, la Siria, l’Iran.

In questi giorni i bambini e i ragazzi hanno sentito di tutto alla Tv: “È successo perché prima li abbiamo attaccati noi”, spiega Susanna, 9 anni. “Li hanno attaccati i francesi”, precisa il suo compagno Francesco. “Quelli che hanno fatto la strage sono estremisti islamici che si sono fatti esplodere con un mitra. Non è la prima volta. È già successo anche in Iran”, aggiunge Luca.

Usano le parole ascoltate ma il vero problema è che non le conoscono. Sara parla dell’“Islam come un insieme di terroristi”, Mirko dice che “è lo Stato dell’Iraq” e Pietro lo definisce “un quartiere dove addestrano bambini a fare la guerra perché credono in un Dio”.

Sembra che nemmeno l’ora di insegnamento alla religione sia stata utile a spiegare che l’Islam è una religione. Dall’altro canto, sabato scorso a Rimini, il filosofo francese Edgard Morin, spiegava: “Non dobbiamo insegnare la religione ma introdurre la conoscenza delle religioni”.

La musica non cambia nemmeno tra i più grandi, tra quelli di 10-11 anni: “L’Islam è una città”, racconta Giulia che allo stesso tempo spiega così l’Isis: “Un gruppo terroristico che uccide le persone di religione diversa”.

Nelle parole dei ragazzi, l’acronimo dell’organizzazione terroristica si traduce in “tantissime persone che non accettano la nostra religione e quindi ci vogliono sterminare” o “una banda di drogati e pazzi”. Per qualcuno si trova “in tutto il mondo”, per altri in “Sudan o in Egitto meridionale”.

Anche Mattia, 13 anni, sull’Isis non ha le idee chiare: “Ho letto che l’ha creata Putin, era un’organizzazione russa che non ricordo a cosa servisse ma ho sentito dire che è stata ideata dall’Urss. L’Isis vuole conquistare il mondo per poi farlo diventare sempre più ignorante; fa in modo che le persone non frequentino le scuole in modo da lasciarle analfabete, in questo modo li possono manovrare, fargli fare quello che vogliono. Forse questo non accadrà solo perché il mondo è contro di loro. Se dovessero sfiorare qualcuno dei nostri Paesi si scatenerebbe la terza guerra mondiale”.

Resta la paura perché il non sapere, la mancata conoscenza aumenta il terrore. “Dopo quello che è successo a Parigi – racconta Laura – mi sento molto nervosa e ho molta paura: continuo a pensare che un giorno l’Isis venga qui in Italia e distrugga anche noi”.

Eppure c’è ancora chi come Pietro ha speranza. Una sola. Quella che hanno molti in realtà: “Non mi sento più sicuro, però Papa Francesco ci protegge pregando”.

il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2015