Oltre 9mila prepensionamenti a livello globale tra 2016 e 2019, pari a una riduzione della forza lavoro del 14 per cento. E 6mila di questi saranno in Italia. Li ha annunciati l’amministratore delegato dell’Enel, Francesco Starace, presentando il piano triennale del gruppo energetico partecipato dal ministero dell’Economia che ne detiene il 25,5 per cento. Che prevede tra l’altro l’integrazione di Enel Green Power: la società delle energie rinnovabili, di cui Enel ha già il 69%, sarà ritirata dal listino di Milano dove era sbarcata nel 2010, gli attuali azionisti di Egp riceveranno azioni Enel di nuova emissione con un rapporto di cambio di 0,486 titoli per ciascuna azione Enel Green Power posseduta.

Nel piano non ci sono invece dettagli sui progetti di sviluppo nel settore della fibra ottica, nonostante nei giorni scorsi sia stata confermata la creazione di una società ad hoc per la posa dei cavi che veicolano la banda larga. Il tema della fibra ottica “non è presente e non ci sono numeri”, ha spiegato Starace, anticipando che “probabilmente farà parte della presentazione dell’anno prossimo”. Il numero uno del gruppo ha comunque confermato di aver “identificato la connettività della banda larga come opportunità chiave per l’azienda. L’Italia è indietro rispetto all’Unione europea su questo punto e il governo ha stabilito obiettivi ambiziosi”. “Investiremo anche con altri”, ha aggiunto, “per assicurare che i cavi in fibra ottica vengano portati nelle case degli italiani fino al contatore e daremo accesso a questa interconnettività a operatori tlc, fornitori di contenuti, emittenti televisivi, chiunque voglia raggiungere case italiane. I vantaggi in termini di costi per l’Enel sono tali che non vediamo alcun concorrente in grado di raggiungere il nostro potenziale di connessione”.

Non solo. Secondo Starace la connessione in fibra ottica che l’Enel è in grado di realizzare offre “un vantaggio del 30-50% se raffrontato” ai costi degli operatori telefonici tradizionali anche perché “la rete elettrica è da 3 a 4 volte più granulare rispetto a quella di un operatore telefonico, quindi la connettività avviene a un costo molto più basso rispetto a chiunque altro”. Quanto a un eventuale ruolo di Telecom Italia, “devono decidere loro: noi vogliamo coinvolgerli, ma siamo contenti comunque. Abbiamo parlato con tutti gli operatori, Telecom è stata la prima. Stiamo parlando con loro e loro con noi”.

Quanto al piano triennale, a fronte delle 9.200 uscite ci saranno 4.500 assunzioni, 2mila delle quali in Italia, ha anticipato Starace. I costi operativi, nell’orizzonte del piano, dovranno essere ridotti di 1 miliardo di euro, da 9,3 del 2014 a 8,3 nel 2019. Questo attraverso “miglioramenti di efficienza” che deriveranno anche da una razionalizzazione del personale e dall’ottimizzazione tecnologica, con la chiusura di impianti inefficienti e la digitalizzazione delle reti. In più saranno anche ridotte di 800 milioni le spese per la manutenzione. Il 95% dei nuovi investimenti, che saliranno da 2,7 a 17 miliardi, sarà destinato ad attività a rischio ridotto e rendimenti stabili, come la generazione da fonti rinnovabili e convenzionali supportata da contratti di acquisto dell’energia a lungo termine e le reti. In Italia è previsto un aumento degli investimenti del 30 per cento. L’installazione dei contatori elettronici di seconda generazione sarà anticipata e stando agli auspici del gruppo produrrà “equi ritorni” da attività regolate. L’utile netto è previsto quest’anno in salita a 3 miliardi, dai 517 milioni del 2014.  

Due parole, infine, sul canone Rai in bolletta: “Sono necessari due – tre mesi per includere tecnicamente il canone nella bolletta elettrica. Sessanta giorni come minimo. Potrà riguardare il 2016. E’ fattibile, non è impossibile. Non è una cosa astrusa e si può fare – ha detto ancora Starace – Aspettiamo di vedere quale decisione assumerà il Governo”.