Ucraina, i pm: “Persone collegate all’Ufficio di Zelensky portavano sacchi e scatole di denaro” per pagare la cauzione dell’ex ministro Galushchenko
“Stiamo parlando del salvataggio del soldato Ryan, giusto? – domanda una voce – Ma solo un cogl…e, ca…o, potrebbe addebitare ai propri figli il furto dei fondi destinati alla loro istruzione”. “Se lo facciamo, ca…o, potete andare voi stessi, ca…o, all’Ufficio del Presidente, da soli”, risponde un’altra voce. “E io che ne so? – replica la prima -. Beh, ci sono quattro sacchi lì”. E’ l’intercettazione contenuta in un video diffuso dall’Autorità nazionale anti-corruzione (Nabu) che riassume i punti principali dell'”operazione Forrest Gump” scattata questa mattina nei confronti di Iryna Mudra, vicecapo dell’Ufficio di Volodymyr Zelensky, e di altre persone accusate di far parte di una “organizzazione criminale”.
Il nome di Iryna Mudra compare nel decreto di perquisizione. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Mudra avrebbe ricevuto da “persone non identificate dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina” due incarichi. Il primo sarebbe stato quello di “prendere sotto controllo per l’Ufficio del presidente” JSC Sense Bank, banca il cui capitale dal 2023 è detenuto al 100% dallo Stato, “allo scopo di impedire che altre strutture di potere ne acquisissero il controllo”. Secondo gli investigatori, l’iniziativa sarebbe stata “direttamente sostenuta dalla dirigenza del consiglio di sorveglianza e del consiglio di amministrazione” di Sense Bank.
Il secondo incarico sarebbe stato quello di trovare il denaro per pagare la cauzione da 150 milioni di grivne (circa 2,9 milioni di euro) di Herman Galushchenko, ex ministro della Giustizia e dell’Energia, arrestato a febbraio nell’inchiesta “Midas” su un presunto giro di tangenti per 100 milioni di dollari sugli appalti del settore energetico. Per farlo Mudra avrebbe coinvolto nell’operazione alcuni dirigenti di Sense Bank e l’ex parlamentare Mykola Mykytas, che a sua volta avrebbe tirato dentro persone a lui vicine e alcune società. Il gruppo avrebbe riciclato denaro contante “fornito da terze persone non identificate” e sul quale esistono “sufficienti motivi per ritenere che tali somme siano state acquisite attraverso attività criminali” in denaro apparentemente regolare utilizzato tra il 25 e il 29 giugno per pagare la cauzione, si legge nelle carte, “con la causale di pagamento ‘Cauzione per l’indagato Galushchenko Herman Valeriyovych'”.
C’è un passaggio, nell’ordinanza firmata l’11 agosto dall’Alta Corte anti-corruzione, che collega l’operazione all’Ufficio presidenziale di Zelensky. “Dal 22 al 24 giugno 2026 (pochi giorni prim che venisse pagata la cauzione di Galushchenko, ndr) è stato registrato il trasporto sistematico giornaliero di denaro in contanti in quantità particolarmente ingenti, specificamente in sacchi e scatole, da parte di persone non identificate collegate all’Ufficio del Presidente dell’Ucraina verso i locali” di alcune società, una delle quali “controllata da Mykytas M.V.” e “Tarkovsky M.V.”, un’altra delle persone perquisite questa mattina. Da lì, secondo la ricostruzione del Nabu, il denaro sarebbe stato consegnato ad altri membri del gruppo che gestivano quello che gli inquirenti definiscono un “centro di conversione” per essere trasformato da contante in denaro trasferibile attraverso il sistema bancario.
Una volta entrati nel circuito, i soldi sarebbero stati fatti passare attraverso diverse società e conti, con causali apparentemente legittime. Il Nabu scrive che esistono elementi per ritenere che le persone che avrebbero organizzato e realizzato i trasferimenti “sapessero e/o dovessero sapere” che il denaro era stato ottenuto in maniera illecita e che avessero effettuato operazioni finanziarie finalizzate alla “legalizzazione (riciclaggio) di denaro ottenuto attraverso attività criminali, in misura particolarmente ingente”. L’obiettivo finale era sempre lo stesso: versare 150 milioni di grivne per la cauzione di Galushchenko. Ovvero il “soldato Ryan” di cui si parla nell’intercettazione pubblicata dal Nabu, il “cog…ne” che aveva addebitato “ai propri figli il furto dei fondi destinati alla loro istruzione“.
Sembra un riferimento a quanto già emerso nell’inchiesta Midas. Il 16 febbraio 2026, quando la Nabu rese pubbliche le accuse contro l’ex ministro, l’agenzia rese noto che che oltre 7 milioni di dollari erano stati trasferiti verso conti esteri nei quali figuravano come beneficiari la moglie e i quattro figli di Galushchenko. Una parte di queste somme, secondo i magistrati, era stata utilizzata per pagare la retta scolastica dei figli presso prestigiosi istituti in Svizzera.