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Per papa Leone è intollerabile la cancellazione dei diritti palestinesi

Ogni parola del Pontefice è pesata: condanna l’aggressione sistematica ai palestinesi (“ripetute violenze”) ed esorta a rendere concreta (“far progredire”) la realizzazione di due stati
Per papa Leone è intollerabile la cancellazione dei diritti palestinesi
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E’ durato 24 ore l’equivoco del generico appello papale di Ferragosto per il Medio Oriente, poi la Santa Sede ha corretto il tiro. Il giorno dell’Assunta il pontefice aveva invocato l’intercessione di Maria per quelle comunità che hanno particolare bisogno di essere “consolate e di continuare a sperare”, fra cui i “fratelli e le sorelle della Terra Santa”.

Non era questo che si attendevano i cristiani e i musulmani palestinesi e anche quegli israeliani che – pur da posizioni di minoranza – continuano tenacemente a impegnarsi per la convivenza dei due popoli e i diritti dei palestinesi.

Domenica 16 agosto Leone ha ripreso la parola all’Angelus e ha scandito ciò che la totalità della regione mediorientale si aspettava: “Rinnovo il mio appello affinché cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e chiedo con urgenza alla comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati, per una pace giusta e duratura”.

Ogni parola è pesata. La condanna dell’aggressione sistematica ai palestinesi (“ripetute violenze”) e l’esortazione a rendere concreta (“far progredire”) la realizzazione di due stati.

Lunedì è intervenuto l’Osservatore Romano, titolando per ben due volte, in due pagine diverse: “Cessino in Cisgiordania le violenze contro i civili palestinesi”. La diplomazia è un’arte che si serve di segnali e perché il segnale fosse forte e chiaro l’Osservatore ha aggiunto un commento dal titolo inequivocabile: “Due popoli e due Stati. La linea immutabile dei Papi e della Santa Sede”. Chiarendo che questa linea ultradecennale, portata avanti da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, è anche quella di Leone XIV e deve considerarsi una “roccia”, l’unico orizzonte politico per garantire giustizia e pace.

Non è sfuggito al mondo diplomatico internazionale che il giornale della Santa Sede dà rilievo nel suo commento anche ad una frase lapidaria del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, secondo cui due popoli-due stati è la “soluzione politica più urgente da percorrere”. E’ una posizione, quella ribadita in queste ore dal Vaticano, che mette in difficoltà quanti nell’Unione europea – in primis l’Italia e la Germania e i governi degli stati Baltici, il cui anelito alla libertà sembra arrestarsi davanti alle rive del Giordano – frenano sistematicamente quando si tratta di sanzionare Israele per la sua politica di cancellazione dei diritti palestinesi e quando si tratta di mettere il governo israeliano di fronte al fatto che non tocca a Tel Aviv decidere se i palestinesi possano istituire finalmente il loro stato.

Da filosofo della storia già Giovanni Paolo II ricordava (e l’Osservatore lo cita non a caso) che il popolo palestinese nella sua terra “affonda le sue radici storiche… e ha il diritto naturale, per giustizia, di ritrovare una patria”.

Papa Francesco, dopo il barbaro massacro attuato da Hamas il 7 ottobre, ha colto presto la direzione imboccata nella striscia di Gaza dal governo e dall’esercito israeliano: una reazione improntata a crimini di guerra e contro l’umanità (avvertita anche lucidamente da Liliana Segre). Francesco parlò di due terrorismi, condannò che venissero “mitragliati” bambini gazawi, pose la questione di una politica che potesse definirsi genocidaria. Cosa che gli costò la “punizione” di Netanyahu, che non inviò nessun esponente governativo ai funerali di Bergoglio.

Leone XIV dopo l’elezione si è schierato subito dalla parte delle vittime durante la guerra di Gaza e quando l’ambasciata israeliana protestò perché il cardinale Parolin aveva parlato di “carneficina” nella Striscia, papa Prevost dichiarò ai giornalisti che il cardinale aveva “espresso esattamente” il pensiero della Santa Sede.

Dopo la proclamazione del cessate il fuoco a Gaza nell’ottobre 2025 il pontefice aveva preferito tenere un profilo più riservato, tanto che nel suo viaggio nel Libano fine novembre 2025 non dedicò nelle sedi pubbliche una sola parola a Israele e ai palestinesi. Accennò soltanto in una conversazione con i giornalisti, nel volo da Istanbul a Beirut, all’appoggio della Santa Sede alla soluzione dei due stati, aggiungendo che “in questo momento Israele ancora non accetta questa soluzione”. Una formula blanda per favorire un clima disteso dopo la guerra di Gaza.

Gli eventi hanno preso un corso diverso. Ai primi di agosto Netanyahu ha ribadito che non ci sarà mai uno stato palestinese (e nessuno dei leader dell’opposizione peraltro lo propone). Si è verificata una torsione nella linea di Israele: l’obiettivo è ora la cancellazione definitiva dei diritti palestinesi e la creazione della Grande Israele. L’annessione della Cisgiordania.

Da due anni bande di cosiddetti coloni terrorizzano beduini e palestinesi in Cisgiordania per cacciarli dalle loro terre. Gli assalti ai villaggi sono sistematici. Uliveti devastati. Mandrie sgozzate. Sono già stati fatti mille morti. Si tratta di pogrom permanenti. Un continuo “biennio nero” come quello che l’Italia conobbe negli anni Venti del secolo scorso. Una “Notte dei cristalli” sempre rinnovata.

L’assedio di Qusra in questi giorni è sulle pagine dei giornali internazionali, ma ci sono state tante Qusra in oltre venti mesi. Non è solo terrorismo come denunciato persino dall’ambasciatore americano in Israele.

Colpisce il sadismo con cui procedono le squadre incappucciate di giovani coloni. Si buttano massi sulla strada per bloccare la comunicazione. Si taglia l’energia e l’acqua e si impedisce l’arrivo di viveri per annientare psicologicamente gli abitanti palestinesi. L’esercito sta a guardare, evacua scomodi testimoni stranieri e qualche soldato partecipa alle preghiere pubbliche degli assedianti.

Tutto avviene al rallentatore per fare capitolare i palestinesi: “Andatevene. Non è la vostra terra”. In altre situazioni sono stati cacciati persino i cadaveri. Per Leone e la Santa Sede una strategia di annientamento intollerabile.

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