Morto a 101 anni il detenuto più anziano in Usa. La storia di Francis Clifford Smith: la condanna dubbia, le 8 volte in cui è sfuggito alla pena capitale
È morto a 101 anni Francis Clifford Smith, il detenuto più anziano degli Stati Uniti, dopo aver scampato per otto volte la condanna a morte. Lo fanno sapere i media statunitensi, che spiegano che l’uomo è stato condannato per la prima volta a 25 anni, nel 1950, per l’omicidio di Grover Hart, il guardiano notturno di uno yacht club del Connecticut. Per l’assassinio fu arrestato anche un altro uomo, che patteggiò la pena e testimoniò contro di lui, che fu dichiarato colpevole di omicidio di primo grado, che in Italia equivale all’omicidio volontario con premeditazione.
Smith si è sempre dichiarato innocente e le prove della sua colpevolezza sono state messe in dubbio durante gli anni, in particolare dopo la confessione di un altro detenuto per quello stesso omicidio e la ritrattazione delle dichiarazioni di alcuni testimoni. Come riporta la Bbc, uno degli agenti che ha lo ha interrogato ha successivamente testimoniato a favore della sua innocenza, e il maggiore Leo Carroll ha dichiarato alla Commissione per la grazia di non essere “nemmeno sicuro che fosse presente al momento dell’omicidio”. Nonostante ciò, Smith ha passato più di 70 anni in carcere, nel Connecticut Department of Correction, con tre brevi periodi di libertà: un’evasione durata 12 giorni nel 1976, un Natale passato in famiglia nel 1974 e dieci mesi di libertà vigilata nel 1975, che si conclusero con un nuovo arresto per un piccolo furto e possesso di un’arma da fuoco. Dopo diversi rifiuti da parte dello stesso Smith di tornare in libertà vigilata, nel 2020 l’ha infine ottenuta ed è stato trasferito “sotto supervisione” in una casa di cura per anziani all’interno del sistema giudiziario, diventando uno dei primi a ricevere assistenza nell’ambito del programma MissionCare Health, dedicato proprio alle persone detenute.
Tuttavia, la sua reclusione ha sollevato questioni di natura etica tra giuristi e attivisti, anche in relazione all’invecchiamento della popolazione carceraria e alle dure condizioni di detenzione. Secondo uno studio del 2025, il numero di detenuti di età pari o superiore ai 55 anni nelle carceri statunitensi è aumentato di quasi il 400% in trent’anni, dal 1991 al 2021, e lo US Census Bureau prevede che almeno un terzo della popolazione carceraria sarà over-50 entro il 2030. Il dibattito si sta concentrando sulla proposta di soluzioni simili a quella adottata per Smith, come la scarcerazione per motivi umanitari e la libertà condizionale per motivi di età o di salute, anche alla luce di esigenze sanitarie con costi più elevati e di un ambiente carcerario che aumenta rischi come quello di cadute, incontinenza e disturbi dell’udito.