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L’Isis è in guerra con il resto del mondo. Questa organizzazione, frutto dell’incontro tra residuati del regime saddamista e fondamentalisti islamici di matrice sunnita, nata con il beneplacito della Cia, ha scatenato a Parigi un attacco impressionante per ferocia, determinazione e organizzazione dimostrate.

E’ possibile che ce ne siano altri. In difficoltà dopo l’intervento russo, l’Isis sta attivando la sua rete internazionale di migliaia di volontari provenienti da Europa e resto del mondo per colpire a fondo ovunque, seminando il terrore in modo indiscriminato.

Questa battaglia può essere vinta restaurando le necessarie condizioni di tranquillità e sicurezza, ma alle seguenti indispensabili condizioni.

1. L’Occidente compia un’autocritica profonda e sincera per i disastri procurati nella zona, dall’Iraq alla Libia al Mali alla Siria. Non bastano le ipocrite e tardive scuse di Tony Blair. I responsabili delle guerre di aggressione che hanno formato la base per la nascita dell’Isis e di altre organizzazioni terroristiche vanno processati e condannati per crimini di guerra e contro l’umanità.

2. Siano emarginati e messi al bando dalla comunità internazionale gli Stati, dall’Arabia Saudita al Qatar alla Turchia, che appoggiano sottobanco i terroristi. Invece si continuano a giustificare i massacri e la repressione di Erdogan ai danni dei kurdi, come pure a inviare ingenti quantitativi di armi a tali Stati, le quali finiscono in parte nelle mani dei terroristi. Per non parlare delle pericolose e fallimentari ambiguità della politica statunitense ammesse anche da Hillary Clinton. Su tutte queste complicità va costituita una Commissione internazionale  d’inchiesta.

3. Si dia vita a uno sforzo concertato, in sede di Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per un’azione determinata volta a smantellare le basi militari dei terroristi, dovunque esse si trovino, salvaguardando per quanto possibile le popolazioni civili che sono le prime vittime. Si intensifichi allo stesso modo la cooperazione fra organismi di intelligence per pervenire a un controllo preventivo efficace dei terroristi. I capi delle organizzazioni terroristiche attive nella zona, da Isis ad Al Qaeda ad Al Nusra siano portati di fronte alla Corte penale internazionale.

4. Si vada verso una soluzione politica della questione siriana senza porre inutili pregiudiziali, relative ad esempio alla permanenza di Assad. Il popolo siriano deve poter scegliere pacificamente il proprio futuro. A tale fine deve essere posto termine alla guerra civile e convocate elezioni sotto controllo internazionale. Soluzioni politiche vanno trovate anche per Libia, Iraq e Yemen. In tale ultimo Paese deve cessare l’intervento saudita.

5. Si appoggino le esperienze di lotta democratica contro il terrorismo, prima fra tutte quella dei Kurdi dell’YPG e dell’YPJ, che si stanno estendendo anche ad altre comunità ed etnie della zona. Invece Kobane continua a soffrire oggi per il blocco imposto dalla Turchia, che impedisce l’arrivo anche solo di mezzi umanitari. Anche nei nostri Paesi, possibile bersaglio di prossime azioni terroristiche, si dia vita a forme democratiche e diffuse di controllo del territorio in cooperazione con le forze dell’ordine.

6. Si evitino e condannano le disgustose strumentalizzazioni alla Salvini, che vuole approfittare biecamente dello sdegno per i massacri di Parigi per riproporre le sue dottrine razziste contro l’arrivo di migranti e richiedenti asilo, le prime vittime della situazione che si è determinata. La testata “Libero” va condannata per istigazione all’odio etnico e religioso. A nessuna condizione l’Isis e organizzazioni analoghe possono essere considerate espressione dell’Islam. Salvini & C. perseguono lo stesso obiettivo dei terroristi, una guerra di civiltà dalla quale entrambi si ripropongono di trarre risultati in termini di consenso anche elettorale.

Condizioni apparentemente semplici, ma in realtà difficili da ottenere, per le contraddizioni e le debolezze delle politiche occidentali, in particolare europee, che hanno prodotto questo mostruoso risultato. Solo superando tali contraddizioni e rinnovando tali politiche all’insegna di pace, democrazia e diritti umani, la malapianta del terrorismo sarà finalmente sradicata, insieme a tutti coloro che ne hanno favorito la nascita e la crescita, inclusi molti governanti occidentali.