Il ricollocamento dei migranti procede a rilento. Troppo, secondo Jean-Claude Juncker. Ai ritmi attuali, con 130 profughi redistribuiti in circa un mese da Italia e Grecia verso il resto dei Paesi europei, “la ricollocazione di 160mila persone decisa dalla Ue sarà completata il primo gennaio 2101“, ha detto il presidente della Commissione europea al termine del vertice informale dei leader Ue conclusosi a La Valletta. I rapporti con la Turchia e la sicurezza delle frontiere sono stati i temi al centro della riunione. Juncker si è detto “del tutto insoddisfatto” dei ritmi delle operazioni anche se nessuno degli Stati membri oggi “ha messo in dubbio necessità di procedere con questo sistema”.

Juncker ha ufficializzato anche il prestito di 3 miliardi di euro alla Turchia, necessari a fronteggiare l’emergenza profughi e garantire il sostenimento dei 2 milioni circa di profughi siriani presenti in Turchia: “L’Ue metterà a disposizione 500 milioni in due anni, ma gli Stati membri dovranno mettere gli altri 2,5. Riusciremo a raggiungere la cifra dei 3 miliardi”. Nella conferenza stampa al termine del vertice a la Valletta, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha lasciato chiaramente intendere che non ci saranno problemi a finanziare il fondo. Si tratta di una somma prevista per il biennio 2016-2017. Una parte, pari a 500 milioni – ha confermato – sarà gestita dalla Commissione Ue, ai 28 governi dell’Ue toccherà destinare una somma complessiva di 1,25 miliardi all’anno. “Nella crisi dei profughi si apre ora una situazione win-win fra Europa e Turchia”, ha concluso la cancelliera.

“Sono sicuro al 99% che a fine novembre avremo il vertice Ue-Turchia“, ha detto il presidente del consiglio europeo Donald Tusk, aggiungendo che vi parteciperanno tutti i 28 Stati membri, non sarà dunque un formato bilaterale. Tusk ha aggiunto che a suo avviso sarà difficile chiudere i negoziati con Londra, che vuole una serie di concessioni per evitare una Brexit, “entro dicembre”, come auspicato dal premier britannico David Cameron. Juncker non ha invece voluto entrare nel merito dei negoziati, “che inizieranno la prossima settimana”, limitandosi a dire che sono in calendario ripetuti incontri con Cameron, e che vedrà anche la cancelliera tedesca Angela Merkel. Cameron ha promesso un referendum sulla Brexit entro il 2017, ma la consultazione dovrebbe già svolgersi l’anno prossimo. Tra le richieste di britanniche più difficili da soddisfare spiccano, quella per limiti sui ‘benefit‘ ai migranti Ue in Gb, e la richiesta di un diritto di veto di fatto sulle politiche Ue, anche quelle a cui Londra non partecipa.

L’Ungheria, intanto, si è detta pronta a rimandare in Germania gli eventuali profughi siriani che Berlino respingerà. Lo ha annunciato il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto, secondo cui dato che le regole di Dublino sull’immigrazione sono morte, non ha nessun senso ripristinarle. Budapest teme infatti che migliaia di profughi siriani, registrati in Ungheria al momento del loro ingresso nell’Ue e finiti in Germania, possano essere rispediti indietro. «Nessuno rispetta queste regole al momento dell’ingresso, sopratutto in Grecia, non c’è motivo quindi di applicare le regole sui rimandi», ha concluso Szijjarto.

A Siria e Africa le briciole: solo 81 milioni – Se alla Turchia la Ue ha destinato 3 miliardi, all’Africa sono toccate le briciole La Commissione ha messo 1,8 miliardi di euro nel piatto del Trust Fund per il continente africano, lo strumento finanziario che dovrebbe affrontare le cause alla radice delle migrazioni economiche e sostenere 23 paesi di origine e transito nel Sahel, nel Corno d’Africa e nel Nord Africa. L’esecutivo di Bruxelles ha chiesto ai 28 governi europei (e ai partner dell’Unione) contributi per raddoppiare la cifra messa a disposizione dal bilancio comunitario, ma nonostante le promesse fatte ai vertici di settembre e ottobre, gli stati membri hanno messo a disposizione fino ad oggi soltanto poco più di 81,2 milioni. Mancano quindi più di 1,7 miliardi all’obiettivo di 3,6 mld totali.

E meglio non va con il Trust Fund per la Siria (finora 40,480 milioni dagli stati, 500 dalla Commissione, 469,52 mln di ‘buco’ per arrivare al miliardo promesso). Obiettivo quasi raggiunto invece per gli aiuti umanitari: dai 28 sono arrivati 442,74 milioni, 500 milioni dalla Ue, ne mancano solo 57,26. Per l’Africa hanno finora fatto versamenti 25 Stati membri su 28 e due paesi dello spazio Efta (Norvegia e Svizzera). Rispetto alla cifra di 78,2 milioni raggiunta mercoledì e citata dal portavoce della Commissione, la Danimarca oggi ha raddoppiato la sua quota da 3 a 6 milioni portando il totale a 81.274.389.000 euro. L’Olanda il paese finora più generoso, con 15 milioni di euro. Seguono Italia e Belgio con 10 mln ciascuno, la Finlandia con 5 mln ed il piccolo Lussemburgo con 3,1 mln.