No alla nuova tabella unica nazionale, basata su quella del tribunale di Milano per quantificare il risarcimento dovuto a chi è vittima di un incidente stradale: i premi dell’Rc auto salirebbero. No agli sconti obbligati agli assicurati che accettano di farsi montare sull’auto la scatola nera, perché “sono già praticati” e il legislatore non deve metterci becco. Sì alla completa libertà di scelta di forme pensionistiche complementari gestite da compagnie di assicurazione. Unipol non molla su nessun fronte e, in audizione sul disegno di legge Concorrenza davanti alla commissione Industria del Senato, chiede che Palazzo Madama faccia inversione a U rispetto alle correzioni fatte alla Camera, che ha approvato il ddl all’inizio di ottobre.

Al gruppo assicurativo che fa capo alle coop piaceva di più la prima versione, che prevedeva tra l’altro la revisione al ribasso dei risarcimenti per danno biologico “lieve” e, per la quantificazione di quelli più gravi, la messa a punto di tabelle meno generose. Di qui l’appello: “Ritornare al testo originario sul risarcimento dei danni gravi alla persona” eliminando la previsione della tabella unica di Milano e prevedere invece una “tabella equa e sostenibile” che “vada incontro all’esigenza della maggioranza dei cittadini di pagare un premio assicurativo meno elevato”. La spiegazione? Secondo il gruppo guidato da Carlo Cimbri “è noto che il livello economico dei risarcimenti dei danni non patrimoniali da lesione fisica riconosciuti in Italia è di gran lunga il più elevato in Europa. Tale livello elevato incide in misura determinante sui costi assicurativi e sui premi che debbono essere pagati dalla mutualità degli assicurati”. Insomma: se le tariffe sono alte non è perché, per esempio, cinque società hanno il 70% del mercato, ma perché chi si fa male incassa troppi soldi. Seguendo il filo del ragionamento, “se l’obiettivo dell’intervento normativo è quello di garantire il diritto delle vittime dei sinistri ad un pieno risarcimento del danno non patrimoniale effettivamente subito e di razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo, le modifiche apportate al testo originario non raggiungerebbero lo scopo, poiché i costi dei risarcimenti non verrebbero contenuti”. Insomma: se non si cambia rotta i premi Rc auto saliranno. Avvertimento identico a quello lanciato dalla lobby Ania da cui Unipol è uscita l’anno scorso.

Quanto agli sconti per chi installa la scatola nera, che in base al testo saranno fissati dall’authority del settore (Ivass), se proprio “fosse ritenuto necessario disciplinare lo sconto, la disposizione dovrebbe limitarsi a prevedere un obbligo di riduzione del premio rispetto alla tariffa in vigore per i contratti ordinari ed eventualmente una maggiorazione dello sconto per gli assicurati residenti nelle aree con maggior frequenza di incidenti e di frodi. Senza prevedere soglie minime di sconto, che comprometterebbero l’equilibrio tariffario delle imprese”. Paletti legislativi non servono, sostiene Unipol, perché “oggi gli sconti vengono concessi liberamente e il sistema funziona”. Meglio quindi – hanno detto i rappresentanti della compagnia – sopprimere l’intero articolo 7 del ddl “che è in palese contrasto con principi sanciti dalla normativa comunitaria che impediscono agli Stato membri Ue di imporre obblighi in materia di condizioni tariffarie e contrattuali offerte”. Dovrebbe poi essere reintrodotta, stando agli auspici di Unipol, la possibilità per la compagnia di imporre all’assicurato di far riparare l’auto da un carrozziere convenzionato, “dietro il vantaggio della concessione di uno sconto sul premio Rc auto”. Cosa che secondo i rappresentanti della categoria danneggerebbe la concorrenza facendoli diventare tutti terzisti delle assicurazioni.

Infine il comparto pensioni complementari. Il decreto originario, varato in febbraio, permetteva al lavoratore di conservare intatto il contributo aziendale, pari in media all’1% della retribuzione, anche se trasferisce la propria posizione dal fondo riservato alla propria categoria professionale a uno aperto, gestito da una compagnia. Si tratta di prodotti di tipo assicurativo, appunto, che negli ultimi anni hanno reso di più rispetto al Tfr lasciato in azienda ma presentano costi molto più alti. Durante l’iter alla Camera la norma sulla cosiddetta “portabilità” è però saltata. Uno smacco per Unipol, che ora chiede di “reintrodurre la libertà di scelta”: “Per ovvi motivi legati alle opportunità di favorire la competizione tra fondi di ogni natura e la libera scelta dei lavoratori le disposizioni andrebbero reintrodotte”.