Figlia sedicenne e fidanzato accusati dell’omicidio di madre e del tentato omicidio del padre della ragazza. Pare che i genitori fossero contrari alla loro relazione. Un’altra adolescente ha invece ucciso la madre che le proibiva di usare il cellulare e il computer. Ci sono figlie alle quali non puoi dir di no perché non sai mai quel che può succedere, ma lungi da me fare la descrizione di mostri e mostresse sui quali ancorare le origini della nostra indignazione. Quel che mi chiedo è: cosa, concretamente, possiamo fare.

Intanto vorrei capire a chi si possono rivolgere i genitori in caso di comportamento violento di figli e figlie. Vorrei capire quando smetteremo di nasconderci dietro un dito pur di non parlare della violenza che praticano le donne, le ragazze. Chi subisce la violenza da parte di una donna a chi si può rivolgere? Si è mai parlato di fare ricerche o un’indagine statistica su quale sia il livello di responsabilità delle donne nella violenza domestica? Per esempio: se un figlio, o una figlia, a cui togli il tablet, ti minaccia di morte e ti afferra alla gola che si fa? Se una figlia, o un figlio, che non è riuscit@ a comprare l’abito che voleva, decide che dà una padellata in testa alla madre, che si fa?

Se ci pensate bene questo è un vuoto di analisi e di risoluzioni. Le indagini sono fatte a senso unico. Quando si parla di violenza domestica ci sono domande mirate che servono a individuare le vittime, sempre donne, e i carnefici, sempre uomini. Che lo vogliate o no, dato che in famiglia sono cresciuta anch’io e tra parenti sparsi ne ho viste di tutti i colori, prima o poi di questo spinoso tema bisognerà parlarne.

I servizi territoriali sono pronti ad affrontare casi di bullismo e di cyberbullismo commessi da donne? Pronti ad affrontare la madre violenta, la figlia o il figlio violenti con i genitori? Pronti a parlare dell’ex fidanzata, moglie, della madre o della suocera che fanno violenza? Se ancora adesso non siamo pronti, perché c’è chi dice che a causa di questa nuova prospettiva la violenza sulle donne crescerebbe esponenzialmente, vuol dire che ci stiamo prendendo in giro. Inutile parlare dei nemici che stanno là fuori e di tutte noi femmine che dobbiamo restare compatte contro il maschio. La logica del branco, dai pensieri tutti uguali, non ha mai portato a niente di buono.

Perciò sarebbe grandioso formulare qualche proposta e condividere qualche riflessione a tal proposito. Parlare di violenza commessa da ragazze e donne non significa che si tratta di un pretesto per deviare l’attenzione. E’ solo che dobbiamo indagare su questa parte di noi. Se la società ci giustifica sempre e ci considera bambine, piccole o indifese, un po’ matte o, al massimo, un po’ monelle se facciamo qualche mossa contro qualcuno, come facciamo ad assumerci le nostre responsabilità? Come facciamo ad affrontare la questione in termini collettivi?

Il negazionismo e l’omertà ci fanno proprio male, perciò mi viene da scrivere alcuni spunti di riflessione:

1] si può istituire un osservatorio e fare un’indagine statistica che si muova lontano dagli schemi? L’indagine, se sulla violenza domestica, dovrebbe essere fatta valutando in modo obiettivo anche i cattivi comportamenti delle donne.

2] si può consentire alle donne di uscire da quel limbo che ci impedisce di manifestare disagio, di affrontare il conflitto, di uscire dal ruolo di vittima e iniziare ad acquisire nuove consapevolezze assumendocene la responsabilità? Sarebbe utile lasciare parlare queste donne che hanno picchiato i figli, i genitori o gli anziani, o sono state violente con i compagni o con le compagne.

3] per fare queste cose servono servizi territoriali e punti di ascolto per donne maltrattanti e per vittime di qualunque genere. Parlo di altri servizi che nulla c’entrano con i centri antiviolenza che è giusto conservino la loro specificità di genere. Servono sportelli in cui il personale deve essere formato a non deridere un uomo quando denuncia di aver subito una violenza commessa da una donna o ad ascoltare una madre che piglia botte dalla figlia facendo in modo che questa madre non si senta piena di vergogna e in colpa per aver deciso di non coprire più la figlia.

4] quante donne praticano violenza sui figli? Schiaffi, urla, accuse. Minacce. Quante figlie sono tiranne in casa propria? Chi ha creato o chi creerà un punto di ascolto in questi casi?

unnamedPerché vedete, per quanto io non sia affatto stupita di questi fenomeni, è vero che omertosamente si coprono un bel po’ di violenze commesse dalle madri nei confronti dei figli e allo stesso modo si dice che i figli e le figlie, se violenti, siano esclusivamente frutto della cattiva educazione trasmessa dai genitori. Se una madre viene picchiata da una figlia non lo dirà perché dirlo vorrebbe dire ammettere un fallimento e mettere nei guai quella figlia. Se una madre non sa più che pesci prendere con una figlia che bigia la scuola, non studia, sta sempre attaccata al computer, non fa niente a casa e quando la madre la rimprovera le dice che chiama il telefono azzurro o le augura di morire, cosa mai si potrà fare affinché questa figlia non veda più la madre come una nemica?

Ci sono varie Erike e Omar in giro per il mondo e a me non piace, per esempio, che gli Omar siano considerati più colpevoli delle Erike. Se una ragazza dice al suo fidanzato di vivere in una prigione, sottomessa a una situazione familiare critica e violenta, siete poi così certi che quel fidanzato, che irrompe in casa a liberare la fanciulla indifesa che stava “rinchiusa” in una torre del castello, sia quello più colpevole nella coppia? Lo dico perché la piega che la notizia prende sui media è giusto quella di considerare la sedicenne una povera ragazza indifesa, al massimo un po’ matta. Non sono mostri, sono persone, e le persone sbagliano e devono assumersi la responsabilità di quel che hanno fatto, ma siamo davvero sicuri di essere in grado di poter offrire a queste persone una diversa prospettiva?

Leggo allarmata ogni tanto di chi vorrebbe giudicare le ragazze grintose che lottano per i propri diritti come ostacolo alla formazione di famiglie tradizionali in cui le donne devono stare al proprio posto. Ma qui siamo in presenza di assassine e a me piacerebbe si evitasse di considerare l’Erika di turno un pretesto per dire che le ragazze crescono senza valori (tradizionali), senza severità, senza punizioni corporali addirittura. C’è chi promuove l’idea che, per l’appunto, sia tutta colpa dei genitori, del femminismo, del gender, delle scie chimiche e della radioattività post Chernobyl. C’è chi dice che sia colpa di internet o della televisione e prende a pretesto questa scusa per promuovere censure e una maggiore violazione della privacy di chiunque navighi sul web. E’ sempre colpa di qualcun altro e non si guarda mai nella direzione giusta.

I figli o le figlie che ammazzano i genitori ci sono sempre stati. Nessuno stupore se si tratta di un figlio. Molto stupore quando c’è di mezzo una figlia. Eppure sarebbe così semplice vedere come tutto sia correlato. In quanto alla figlia che ammazza la madre che le toglie telefonino o computer lei si muove come una tossicodipendente. Va in crisi d’astinenza.

Allora la domanda è sempre la stessa: esiste un modo per considerare la violenza come un fattore intrinseco alla vita familiare, a prescindere da chi la infligge? Se la risposta è un sì, potremmo, per favore, evitare di pensare ad un esorcista come soluzione per le figlie violente?