Economicità e flessibilità. Due parole che nel mondo del lavoro italiano richiamano due concetti ben precisi: riduzione del costo del lavoro e spinta verso un’ulteriore precarietà. Questo è il futuro che si delinea per i giornalisti italiani. La Fieg, Federazione italiana editori di giornali, ha infatti annunciato la disdetta del contratto nazionale di lavoro. E lo ha fatto giustificando la scelta con una nota: “La crisi strutturale del settore editoriale impone un segno di discontinuità rispetto al passato, perseguendo obiettivi di economicità, efficienza e flessibilità nella gestione dei rapporti di lavoro giornalistico”.

Tra le pieghe dell’attuale contratto, infatti, si trova un articolo, il numero 52, che prevede il rinnovo automatico di anno in anno, a meno che “non venisse disdetto da una delle parti contraenti con lettera raccomandata almeno cinque mesi prima della scadenza”. E quella raccomandata è arrivata. Inviata dal presidente Fieg e della Rizzoli Corriere della Sera, Maurizio Costa, al sindacato dei giornalisti, la Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi) che ha però omesso di darne tempestiva comunicazione ai suoi rappresentati. Pur assicurando l’impegno “a ricercare una soluzione sul tavolo negoziale”, gli editori hanno spiegato di sentire “l’esigenza di imprimere alle trattative il necessario impulso”.

L’attuale contratto dei giornalisti scadrà il prossimo 1 aprile 2016. Resta da capire cosa accadrà a quel punto, in mancanza di un accordo tra le parti. Il sindacato sostiene che il documento in vigore continuerà ad applicarsi a tutti gli attuali giornalisti dipendenti. La questione rimane aperta, invece, sui nuovi assunti. In questo caso, si apre lo spettro di una “assenza di regole” segnalata dagli stessi editori. Ma sulla carta, a questo vuoto dovrebbe subentrare l’estensione erga omnes delle vecchie norme, sempre stando alla posizione del sindacato, che fa riferimento “all’ordinamento giuridico e alla stessa Costituzione”. Si prospetta ancora peggiore, poi, la situazione della pletora di chi è e rimarrà tra le fila dei collaboratori.

In questo contesto, vale la pena ricordare chi sono i maggiori editori italiani iscritti alla Fieg. Oltre alla Rcs del presidente Costa, che vede Fiat come primo azionista, si trovano il gruppo L’Espresso di Carlo De Benedetti, l’editoriale La Stampa della stessa Fiat di Sergio Marchionne, Caltagirone Editore che pubblica tra il resto il Messaggero, la Poligrafici editoriale della famiglia Monti-Riffeser con i suoi La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino e la Confindustria proprietaria del Sole 24 Ore. Evidentemente per quel che resta dei grandi gruppi industriali del Paese cui fanno capo i principali quotidiani italiani, il gioco non deve piu valere la candela e hanno presentato il conto. L’ultima avvisaglia in questo senso è arrivata proprio dalla travagliata Rcs, che a luglio ha stimato un numero di 470 persone in esubero, proponendo il ricorso a contratti di solidarietà, cassa integrazione e accompagnamenti alla pensione.

Ora, la notizia della disdetta del contratto desta non poca preoccupazione tra i giornalisti italiani. La nota della Fieg è stata pubblicata il 4 novembre, ma la novità era già trapelata tra gli addetti ai lavori. Il blog unitasindacalefnsi.wordpress.com, infatti, aveva raccontato la vicenda della disdetta del contratto, segnalando come la Fnsi, pur essendo stata informata della decisione della Fieg il 29 ottobre, non abbia esplicitamente parlato di disdetta, ma solo di “apertura della stagione del rinnovo del contratto”, chiedendosi perché non abbia voluto informare di questa notizia i giornalisti italiani.