Sale a 153 il numero di cadaveri recuperati tra i relitti dell’aeroplano russo precipitato ieri in Egitto. Lo afferma la tv Russia 24, arrivata sul luogo del disastro insieme al team di investigatori e soccorritori partiti da Mosca. Il relitto è stato trovato a circa 100 km a sud della città nord del Sinai di El-Arish. Detriti e corpi sono sparsi su una superficie di oltre 20 chilometri quadrati tra le alture centrali del Sinai. Sempre da fonti russe si apprende che comincerà a breve l’esame delle scatole nere dell’Airbus A321 che erano state ritrovate già ieri e potranno chiarire le reali cause dello schianto in cui sono morte 224 persone. In serata però il presidente egiziano ha detto che “le indagini sullo schianto dell’aereo potrebbero durare mesi”. Di certo, secondo le prime dichiarazioni della commissione di indagine voluta da Putin, “la distruzione è avvenuta in volo”.

E tuttavia sembra sempre più urgente capire come e perché, per confutare una volta per tutte la versione fornita dall’IS che con un video ha rivendicato l’abbattimento del volo 7K9268. Il dubbio tiene infatti il mondo col fiato sospeso da due giorni e ha indotto molte compagnie – tra le quali Emirates, Air France-Klm e Lufthansa – a sospendere i voli sul Sinai. Non voleranno più sopra la penisola fino a quando non si chiariranno le cause che hanno causato lo schianto del jet russo. La rivendicazione era stata subito contestata dalle autorità egiziane e russe e da molti esperti, certi che le milizie locali non possano avere lancia missili capaci di raggiungere la quota di 9mila metri da terra segnata dall’aereo al momento in cui si è perso il controllo. E tuttavia resta il giallo sulle comunicazioni tra piloti e torri di controllo, laddove sembrava inizialmente che avessero lanciato un SOS, circostanza poi smentita.

La moglie del pilota: “Sergei si lamentava della condizione dell’aereo”
L’ipotesi del guasto trova intanto le prime conferme indirette. Sempre la NTV russa ha incontrato la moglie del pilota, Sergei Trukhachyov, e ha raccolto la sua testimonianza: “La mia figlia maggiore – si sente nell’estratto dell’audio-intervista – ha parlato con lui appena prima di decollare. Sergei si lamentava che la condizione tecnica dell’aereo lasciava molto a desiderare “, ha detto Natalya Trukhachyova. Sulle abilità del pilota era subito stata chiara la compagnia, spiegando che Trukhachyov aveva “più di 12.000 ore” di esperienza di volo “, tra cui 3.860 ore con Airbus A321”. Levato di mezzo il dubbio sul pilota, restano quelli sulle condizioni del velivolo decollato da Sharm el-Sheikh ai 5:51.

A marzo problemi al carrello sul volo precipitato
Secondo le agenzie di stampa russe, del resto, l’aereo del volo aveva sofferto almeno due piccoli incidenti quest’anno: a marzo il carrello dell’aereo aveva mostrato problemi a rientrare, colpa di un difetto con le apparecchiature nella cabina di guida. E se questa pista fosse confermata, sotto accusa finirebbe la compagnia Metrojet e in generale le flotte dei piccoli vettori charter russi, già sotto pressione per l’invecchiamento dei mezzi e le politiche sempre più aggressive di taglio ai costi. Intanto il Sunday Times rivela che il 16 novembre 2001 proprio l’Airbus A321 della russa Metrojet precipitato aveva subìto all’aeroporto del Cairo un brutto incidente in fase di atterraggio: urtò la pista con la coda in quello che in codice si chiama “tail strike”. All’epoca volava per la libanese Middel East Airlines. Dalla sua Metrojet difende la sicurezza della sua flotta, forte di due A320 e sette A321 che nei primi nove mesi del 2015 hanno trasportato 780mila passeggeri.

Lo strazio dei parenti. Prelievi di Dna a San Pietroburgo
E intanto vanno in scena le immagini strazianti delle vittime che erano nella località turistica per le vacanze. Il ministero di emergenza della Russia ha pubblicato un elenco dei passeggeri, di età compresa tra i 10 mesi di una bambina e i 77 anni di una donna. Parenti e amici delle vittime a bordo si sono subito recati all’aeroporto di Pulkovo a San Pietroburgo, la seconda città più grande della Russia. Funzionari dell’aeroporto e dipendenti del ministero hanno attrezzato un’area dedicata e li hanno poi scortati su bus a un albergo poco lontano, dove una equipe di psicologi e medici ha approntato un centro di crisi. I parenti, tra l’altro, dovranno fornire campioni del Dna per il riconoscimento dei resti.  Il governo ha assicurato che pagherà un risarcimento alle famiglie delle vittime e contribuirà ad organizzare le procedure funerarie.