“Un falso”, una notizia “non attendibile”. Così Il Cairo e Mosca hanno reagito alla rivendicazione dello Stato Islamico che si è intestato l’incidente aereo dell’Airbus russo. Avaria o abbattimento? Per ora le uniche notizie certe sono le 224 vittime sulla penisola del Sinai.

Una pista, quella del terrorismo islamista, che gli investigatori hanno escluso, spiegando che l’ipotesi più accreditata, al momento, è quella del guasto tecnico. Russia ed Egitto si stanno coordinando per portare avanti le indagini, analizzando anche il messaggio scritto e il video diffusi su Internet da presunti appartenenti a Wilayat al-Sinai, il gruppo terroristico operante nella penisola e collegato allo Stato Islamico. Ma proprio in questi messaggi si notano alcune anomalie rispetto alle passate rivendicazioni.

Il video: una qualità molto più bassa del solito
La grande distanza dall’obiettivo e, probabilmente, la necessità di non dare nell’occhio possono aver influito sulla qualità del video. Certo è che mai lo Stato Islamico ha diffuso filmati a bassa risoluzione come quello che riprende la caduta dell’aereo della compagnia Kogalymavia. Le immagini sono state probabilmente girate con un cellulare. 

Quando si tratta di attacchi o uccisioni pianificate, gli addetti alle riprese del Califfato si sono sempre organizzati con videocamere e operatori in grado di fare ottime riprese, anche nelle situazioni più estreme come una battaglia in prima linea. In questo caso, invece, la qualità è nettamente inferiore alla norma.

È vero che, di solito, le immagini che arrivano dalle “province” dello Stato Islamico sono di un livello inferiore rispetto a quelle prodotte nei territori dell’autoproclamato Califfato, ma Wilayat al-Sinai, come ha dimostrato anche in occasione di altri gesti eclatanti, come l’uccisione dell’ostaggio croato Tomislav Salopek, è comunque in possesso di una strumentazione in grado di mettere in video immagini di alta qualità.

Le uniche occasioni in cui sono state diffuse immagini di livello amatoriale e girate con dei cellulari, o dispositivi simili, sono quelle che riprendono l’entrata delle auto dei miliziani a Palmira o nella periferia di Damasco. Video che, però, più che essere considerati un messaggio da parte dell’organizzazione, vanno visti come dei contributi pubblicati dai singoli miliziani.

Mancano le grafiche. Lo stile e i tempi sono diversi
Ciò che si nota da subito, oltre alla bassa qualità del video, è l’assenza, in alto a destra o a sinistra, della bandiera del Califfato presente in ogni video. Questa grafica è in mano a tutti i gruppi legati allo Stato Islamico, compreso Wilayat al-Sinai che l’ha già usata nei suoi video.

Ciò che dal punto di vista grafico rimane fedele allo stile di Isis è la copertina con l’immagine di una delle loro case di produzione, usata solitamente dal gruppo egiziano all’inizio dei loro video, e una delle musiche più famose dello Stato Islamico. Un risultato, questo, che però si può ottenere velocemente in montaggio, utilizzando immagini e suoni di altri video facilmente reperibili su Internet. Un livello di difficoltà diverso rispetto all’ottenimento di una grafica come, ad esempio, quella del logo del Califfato che sventola durante tutto il video.

Il messaggio scritto: stesso stile, ma informazioni vaghe
Anomalie, anche se meno marcate, si possono trovare anche nel messaggio scritto. Grafica, blu e rossa a caratteri bianchi, e firma, quella di Wilayat al-Sinai, sono quelle generalmente usate dal gruppo. Ciò che lascia perplessi è un’insolita vaghezza del messaggio. Sono presenti le minacce contro i governi nemici, ma non si spiega, cosa che di solito il gruppo fa, come è stato portato a compimento l’attacco. Nel testo si parla della “caduta dell’aereo russo” e non si spiega se questa sia avvenuta, eventualmente, grazie all’uso di un razzo o di una bomba a bordo.

Dubbi che il video non aiuta a chiarire e che aumentano se si pensa che, secondo le informazioni in mano ai governi impegnati nelle indagini, il gruppo egiziano non è in possesso di un’attrezzatura militare in grado di abbattere un aereo. L’ultimo precedente risale a inizio 2014, proprio per mano di Ansar Bait al-Maqdis, il gruppo dal quale deriva Wilayat al-Sinai, che ha abbattuto un elicottero dell’esercito egiziano.

Distanza e obiettivo ben diversi, però, da quelli da affrontare per fa precipitare un aereo di linea come il volo 7K9268.

Twitter: @GianniRosini