La Procura vuole risentire Isabella Conti per chiarire alcuni passaggi della sua denuncia che non si incastrano con la versione della numero uno di Legacoop Bologna Rita Ghedini. Stando alle fonti investigative dunque sembra giunta a uno snodo importante l’inchiesta sulla cosiddetta Colata di Idice, il maxi-insediamento residenziale che sarebbe dovuto sorgere a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna, bloccato dal sindaco Conti tra le polemiche dei costruttori.

All’inizio della settimana era stata rivelata la notizia che anche la presidente di Legacoop Bologna, ed ex senatrice Pd, Rita Ghedini è indagata per minacce a un corpo dello stato. Il 20 ottobre è stata sentita in Procura a Bologna assieme al suo direttore generale Simone Gamberini, anche lui sotto indagine. Infine la notizia riportata dall’edizione cittadina del Resto del Carlino che parla di colloqui “captati di nascosto e poi portati agli inquirenti, fra il sindaco Pd di San Lazzaro Isabella Conti e il presidente Ghedini”. Ora il primo cittadino Pd di San Lazzaro di Savena potrebbe presto essere sentita nuovamente dai pm. Il primo cittadino del Pd quasi un anno fa aveva denunciato ai Carabinieri presunte pressioni dai costruttori (tra cui ci sono anche delle coop rosse) dopo la decisione di bloccare il piano edilizio, approvato 10 anni prima da una giunta anche in quel caso di centrosinistra, che prevedeva la costruzione di un nuovo quartiere da quasi 600 appartamenti in una zona in passato agricola. Le aziende interessate, tra cui alcune coop rosse del settore, hanno recentemente fatto ricorso al Tar contro la decisione che ha bloccato un affare da 300 milioni di euro.

La volontà dei magistrati di volere sentire, si spiegherebbe col fatto che le ricostruzioni di quegli incontri non combacerebbero affatto. Da una parte Isabella Conti le avrebbe vissute come pressioni. Dall’altra, come riportato in una dichiarazione dei legali di Gamberini e Ghedini, Luca Sirotti e Maddalena Rada, si sarebbe trattato “di iniziative del tutto legittime, espressione del ruolo di rappresentanza sindacale”.Insomma una ricostruzione che per i due avvocati sarebbe “del tutto distante da quanto contestato nell’invito a comparire”. Per dipanare queste due versioni contrastanti, il sostituto procuratore Rossella Poggioli coordinata dall’aggiunto Valter Giovannini, potrebbero presto risentire il sindaco della cittadina alle porte di Bologna che già a gennaio in un’audizione fiume aveva raccontato la sua su quanto avvenuto dopo la decisione di bloccare la cementificazione di Idice.

Proprio il procuratore aggiunto Giovannini dopo la notizia del Carlino sull’esistenza di audio registrati da Isabella Conti di nascosto durante i colloqui con Rita Ghedini ha rilasciato una dichiarazione che sembrerebbe smentire: “La Procura non è in possesso di alcuna registrazione intercorsa tra il sindaco di San Lazzaro e altri soggetti. Qualora avesse ricevuto ufficialmente file audio, gli stessi sarebbero stati oggetto di domande nel corso degli interrogatori (quelli di Ghedini e Gamberini, ndr) recentemente svolti”.

È una vicenda che va avanti da quasi un anno quella della Colata di Idice, e che vede tra gli indagati (per lo stesso reato) anche nomi noti nel mondo della sinistra e della cooperazione. C’è il sindaco Pd di Castenaso Stefano Sermenghi; c’è l’ex sindaco Pds-Ds di San Lazzaro Aldo Bacchiocchi; c’è il commercialista, ex revisore dei conti del comune di San Lazzaro, Germano Camellini; c’è l’imprenditoreMassimo Venturoli, numero uno di una delle aziende coinvolte nel progetto di costruzione. Gli indagati sono difesi nell’ordine dagli avvocati Aldo Savoy Colombis, Giuseppe Giampaolo, Tommaso Guerini e Guido Magnisi. Secondo l’accusa – sempre respinta dagli interessati – tutti in modi diversi, avrebbero fatto pressioni, avrebbero cercato di fare cambiare idea al sindaco o ai consiglieri comunali che poi avrebbero dovuto votare la decadenza del piano, minacciando o paventando cause legali e pesanti strascichi giudiziari.

Intanto va avanti l’inchiesta parallela sull’acquisto dei terreni dove si sarebbe dovuta costruire la new town di Idice. L’indagine partì da un esposto di un consigliere comunale di minoranza che ipotizzava che i terreni agricoli su cui edificare fossero stati acquistati a prezzi più elevati rispetto a quelli di mercato per essere trasformati in terreni edificabili pochi mesi dopo. Il fascicolo riguarda tuttavia persone diverse da quelle coinvolte nell’inchiesta sulle presunte minacce, visto che l’acquisto risale al dicembre 2007.