Non solo arredi: anche termosifoni, sanitari e camini. Tutto portato via dalla sua residenza del Cinquecento sui Colli Euganei, Villa Rodella, confiscata dal demanio per “saldare” il conto da 2,6 milioni di euro con lo Stato. A prelevare bidet e altro “materiale” è Giancarlo Galan, ex ministro alla cultura, dell’agricoltura e governatore del Veneto e tuttora deputato di Forza Italia, che ha lasciato la casa il 19 ottobre. E la guardia di Finanza, scrive il Corriere del Veneto, ha segnalato “la sparizione” del materiale al pm Stefano Ancillotto, che mercoledì 21 ottobre ha ricevuto le chiavi della casa.

Sostiene però la tesi dell'”equivoco” l’avvocato di Galan, Antonio Franchini, che spiega come il cliente sia pronto alla restituzione. “Si tratta solo di un equivoco su che cosa viene definito come arredamento, e quindi asportabile, e cosa non lo è, e fa invece parte stabilmente dell’edificio”, ha spiegato il legale. “In ogni caso – ha proseguito – abbiamo già scritto alla Procura e presto ci sarà un incontro con l’Agenzia del Demanio per capire cosa va restituito e per provvedere immediatamente al ripristino di Villa Rodella. Galan non sapeva che cosa poteva prendere e cosa invece doveva lasciare”.

Coinvolto nell’inchiesta sul Mose e accusato di corruzione, Galan, dopo essersi dichiarato innocente per settimane, il 16 ottobre 2014 ha patteggiato la pena a 2 anni e 10 mesi e da quel giorno è ai domiciliari nella sua Villa Rodella in provincia di Padova. Da lì, quindi da casa e per volere dei magistrati, è rimasto alla guida della Commissione cultura a Montecitorio fino a capitolare dopo mesi di polemiche e a liberare la poltrona di presidente il 21 luglio 2015.

E proprio quella sentenza di patteggiamento include la confisca di Villa Rodella, dalla quale Galan – prima di andarsene e traslocare in un rustico a Rovolon, sempre sui Colli Euganei – ha voluto prelevare alcuni “oggetti”. Che, però, non avrebbe potuto toccare. Come, ad esempio, dei termosifoni – la casa ha un sistema di riscaldamento a ventilazione – che erano in ghisa. Tra il ‘materiale’ prelevato anche lavandini e sanitari tutti oggetti che avrebbero dovuto rimanere sul posto per non deprezzare il manufatto. In più, sottolinea il Corriere del Veneto, “Villa Rodella è una dimora di fine Cinquecento e come tale è ovviamente vincolata”. Questo significa che, nel caso in cui “gli interventi eseguiti da Galan” siano stati di natura ordinaria o straordinaria, allora “sarebbe necessario esibire la necessaria autorizzazione da parte della Soprintendenza“. E se non ci fosse? A quel punto “potrebbe partire immediata la denuncia alla procura di Rovigo“, che a sua volta potrebbe avere conseguenze sull’udienza del 4 novembre prossimo, in cui verrà richiesto l’affidamento in prova del deputato ai servizi sociali per il fine pena della condanna.